Barachetti / Ruggeri – White Out, il video

 

 

Il video / cortometraggio girato nel deserto del Marocco dal regista Luca Ferri. L’omonimo disco d’esordio del Due formato da
Luca Barachetti (ex Bancale) e dal musicista sperimentale Enrico Ruggeri (ex Hogwash) in uscita il 20 maggio in 100 copie numerate per Ribéss Records / Dreamingorilla Record

White Out” è il video / cortometraggio che anticipa l’uscita – in 100 copie numerate perRibéss Records / Dreamingorilla Records – dell’omonimo disco di debutto dei Barachetti / Ruggeri, duo, anzi Due, formato da Luca Barachetti (ex Bancale) e dal musicista sperimentale Enrico Ruggeri (ex Hogwash) come un incontro / scontro fra voce e suono, fra parola e ritmo, fra corpo e trama.

Il video è stato girato dal regista Luca Ferri, importante autore di corto-, medio- e lungometraggi come “Magog [o epifania del barbagianni]” presentato alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, “Habitat [Piavoli]”, selezionato dal Torino Film Festival e “Abacuc” presentato in anteprima al Festival Internacional de Cine de Mar del Plata e successivamente al Torino Film Festival e a Flmmakerfest.

White Out” – che si avvale della fotografie e delle riprese di Pietro De Tilla – è stato girato in Marocco, nel paese rurale e desertico di Ait Zneb, e vede come protagonista, oltre all’ambiente naturale del luogo, Boujou Ider, il suo asino e la sua gallina. Costoro, incontrati sul posto e divenuti subito le figure ideali di una serie di riprese fortemente pittoriche e immobili, fanno da contraltare visivo alla frenesia del brano. Boujou resta impassibile a dorso del suo asino, ma quest’ultimo si spazientisce obbligando l’uomo e la sua gallina ad un lento ritorno verso casa.

White Out” è la ninna nanna, in forma di title-track, di un un concept album che iBarachetti / Ruggeri hanno incentrato sul male di testa come epifania del declino etico, culturale e soprattutto esistenziale dell’Occidente. Una fotografia dell’apocalisse a bassa intensità ma ad altissima disperazione dell’uomo nella tarda modernità. Un susseguirsi di brani imprevisti (ovvero non pianificati), canzoni-non-canzoni dilatate e contorte, tracce non scritte ma scritturate dal reale come indagini radicali e radicate sulle possibilità del suono e del linguaggio. Da una parte una manciata di testi in forma di poesia scritti da Luca Barachetti, una poesia che però deve fare i conti con altro suono; dall’altra le macchine analogiche, gli strumenti autocostruiti e gli strumenti tradizionali (ma suonati in modo atipico) di Enrico Ruggeri, per la prima volta alle prese con delle parole dall’inizio del suo percorso sperimentale.

Nel tempo della crescita inarrestabile e dell’accelerazione – raccontano i Barachetti / Ruggeriuna ninna nanna non può che essere un pezzo tecnoide che non induce il sonno ma una veglia convulsa. Il resto è sintomatologia di un male di testa fra stordimenti, auree, catarri, formicolii, vuoti di stomaco, pesantezze, riflussi gastrici e relative controparti sonore. Il ritmo è quasi di taranta e chissà che l’emicrania non passi”.