LaMusicaDalBasso: “Inner Scent” profumo interiore

942757_413502612095184_1407089471_nLaMusicaDalBasso: Una rubrica che vi racconta “dal basso” musica e musicanti.

di Milo Trombin

La mattina è un dramma; fino al secondo caffè, girare per la cucina è un po’ come essere Han Solo nel blocco di carbonite. han-solo-frigo-star-warsSe poi, come me, somigli pure a jabba, sei finito.

Uno dei piaceri a cui posso aspirare in queste condizioni, è ascoltare della buona musica. Quindi apro il pc, avvio l’audio player, pigio shuffle e aspetto che il fato mi mandi qualcosa di buono.

Oggi è andata così e capisco che sarà una giornata particolare.

Già che sono davanti allo schermo guardo se sono arrivate delle mail. Si, ce n’è una. Me l’ha scritta una ragazza sconosciuta. L’oggetto dice “Inner Scent”, profumo interiore. Penso, sicuro è spam, ma la mattina sono troppo assonnato per pensare alla sicurezza informatica e apro la mail. Non è spam bensì una bassista che mi contatta, e quindi: avevo ragione! Afric Simone non sbaglia mai, oggi sarà una giornata particolare e particolarmente piacevole.

Scopro così un nuovo tipo di formazione: gli Inner Scent sono in tre, uno più particolare dell’altro.  La formazione è composta da: una batterista (e di donne batterista ce ne sono poche, decisamente poche), una bassista che per altro è pure cantante, e… “un chitarrista, diranno i miei piccoli lettori” e invece no! C’è un violoncellista!

Il violoncello è uno strumento strano, se ne vedono pochi in giro, soprattutto nella musica moderna. Anche perché, per come la vedo io, è una via di mezzo.

Perché qualcuno dovrebbe scegliere il violoncello? Io credo che vada più o meno così, ma correggetemi se sbaglio:

 

Ti piace il violino? Troppo stridulo

Allora vai di contrabbasso? Ma sei matto, pesa un botto e non ho la macchina abbastanza grossa!

Ok, allora rimane il violoncello. E violoncello sia.

Si, è per forza così che si sceglie il violoncello…

Ma torniamo alla musica.

Il bello di scrivere di musica è che ti capita di poter ascoltare in anteprima del materiale ancora inedito. In questo caso, ascolto il loro nuovo lavoro: il loro disco di debutto che uscirà a marzo 2015 per la Seahorse Recordings. Un po’ mi emoziona sapere che gli Inner Scent si fidino di me a tal punto da passarmi del materiale inedito, che è oltretutto il loro debutto ufficiale.

Gli Inner Scent sono completamente fuori dagli schemi: basso e violoncello sono entrambi strumenti con un timbro grave che, non essendo bilanciati da timbri acuti (chitarre, violini, arpe o ukulee che sia) creano delle atmosfere oscure. Non tetre, ma oscure. Sono atmosfere che emanano una sensazione inizialmente quasi opprimente ma che, procedendo nell’ascolto, permettono di viaggiare all’interno dei propri pensieri, riescono a darti il tempo di fare un viaggio introspettivo. O qualcosa di simile.

Le atmosfere di questo album sono buie ma non spettrali, cupe ma non tristi. E decisamente sono “riflessive”, nel senso che se cercate un gruppo “easy listening”, gli Inner Scent non fanno al caso vostro, ma se volete viaggiare in nuove atmosfere, scoprire nuove sonorità e, soprattutto, ascoltare buona musica alternativa, allora ci siete.

Le linee di basso di Daniela Grigioni non sono eccessivamente elaborate; in questo caso il basso è il classico ponte tra ritmo e melodia, ma non mancano variazioni interessanti all’interno dei brani. Ci sta, le loro linee sono curate e non hanno bisogno di troppi fronzoli per essere interessanti quindi un basso che faccia proprio ciò che ci si aspetta da un basso, è la scelta migliore per rendere i brani adatti al loro scopo, quello di coinvolgere intimamente l’ascoltatore.

La parte più “melodica” è quindi affidata al violoncello di Matteo Bennici, che sa decisamente sorprendere staffe, incudini e martelletti degli ascoltatori.

La batterista, Marlene Circelli, sa fare bene il suo mestiere e tiene bene la tensione che si crea durante l’ascolto.

Se volessimo a tutti i ingabbiare il loro genere, direi che ci avviciniamo al Punk, al Wave, al noise, con alcune intromissioni nel Dark.

Stavolta non sceglierò un brano in particolare. Sarebbe inutile, visto che tanto non lo potete ancora ascoltare, però potete farvi un’idea di chi siano gli Inner Scent ascoltando Free il loro primo EP qui, su Bandcamp, i cui tre brani sono presenti nell’album, risistemati, e gustandovi il video di questa loro performance live.

Buon divertimento.

Un’ultima cosa: se verso marzo vi capitasse di aver voglia di ascoltare qualcosa di nuovo, ricordatevi del loro album, EVEN IF. Prendetene e ascoltatene tutti.

BONUS TRACK: Intervista con la protagonista

PERCHE’ IL BASSO?

Ho sempre amato il basso per la sua profondità, perché mi fa sentire il contatto con la terra e il suo ritmo, perché è sensuale, è calmo, è come il tronco di un albero che dà la stabilità al brano. A volte può farsi i fatti suoi per un po’ e non lo noti neanche, poi a un certo punto interviene con un ritmo che fa rinascere tutto. Puoi essere minimale, con poche note hai già un buon risultato, il Mi basso è così ricco di armonici da essere quasi autosufficiente. Ma tutti gli strumenti per me sono interessanti.

PERCHE’ GLI INNER SCENT?

Tendenzialmente sono una persona che cerca continuamente, in ogni campo. Dopo aver ascoltato tanta musica capita di avere l’impressione che molto sia già stato detto e che se vuoi aggiungerti al coro è necessario che tu abbia qualcosa da aggiungere. La formazione rock è già stata ampiamente esplorata, anche nel post punk, nel post rock e simili… Allora perché non partire già dalla formazione, perché per esempio non pensare a basso batteria e violoncello? Un giorno ho visto il video “kill your Idols”, documentario sulla scena “No wave” di New York che  ho tanto amato. Come si può dedurre  già dal titolo il messaggio è “ vai oltre il conosciuto, oltre quello che già è stato detto e fatto, liberati dai tuoi idoli e sii te stesso…”. Una specie di spinta punk senza alcuna indicazione precisa se non quella di fare qualcosa di “necessario!”. Io sapevo che dentro di me c’era quella spinta e avevo solo bisogno di complici e quando ho incontrato gli altri Inner ho percepito che erano le persone giuste.
PERCHE’ LA MUSICA?

Uh, che grande domanda! Potrei scrivere alcune pagine. Grande perché racchiude tutto il senso di quello che siamo, di quanto si chiede a se stessi. Provo così: per me la musica è profonda connessione, è il contatto più autentico con gli altri e l’universo. Non ci sono filtri, c’è tutto l’inconscio, il passato, il presente… il futuro. La musica è esperienza, racchiude tutto quello che sei e hai fatto e lo porta nella vita di un altro, possibilmente gli dona nuova energia. Insomma è il mio modo e la mia necessità di comunicare e offrire. Ho capito che è la mia strada perché se non lo faccio sto male, perché è l’unico “luogo” in cui mi sento come durante un rito, nella “pienezza” insieme agli altri, perché è la mia possibilità di esprimere quello che sento nel modo più totale. E potrei proseguire parecchio. Aggiungo solo: la passione è fondamentale, ma non basta. Sono necessarie perseveranza, pazienza, sforzo, e molto coraggio. Quando ti esponi devi accettare anche il rifiuto, spesso hai difficoltà che possono sembrarti insormontabili, soprattutto se non esiste una struttura intorno pronta a sorreggerti. Ma la tua vita la decidi tu…

CHE PARTE DEL CORPO RAPPRESENTA, PER TE, IL BASSO?

Beh, dai, è il primo chakra: sesso allo stato puro!

Se volete dirmi cose, farmi conoscere nuovi gruppi o quant’altro vi passi per la testa, la mia mail è milo.trombin@yahoo.it