LaMusicaDalBasso: TriadVibration

TriadVibrationPer la rubrica LaMusicaDalBasso oggi Milo ci propone i TriadVibration

di Milo Trombin

Come già mi è capitato di dire, una formazione, per poter funzionare a dovere, deve essere munita di una buona base ritmica – basso e batteria, per intenderci – dopodiché vale tutto.

La riprova me l’ha data questo gruppo in cui il terzo elemento è dato da uno strumento decisamente inconsueto: Il didjeridoo.

Loro sono i Triad, una band che fa “tribal jazz”‘ ma che spazia allegramente tra tutti i generi musicali senza farsi troppi problemi.

Sono così composti: Ezio Salfa al basso, Gennaro Scarpato alla batteria e Walter “Tannì” Mandelli al didjeridoo. Poi ci sono molti altri musicisti che gravitano attorno a questa base, creando una sorta di collettivo musicale dagli orizzonti potenzialmente infiniti. C’è Pucci, trombettista e pianista cubano che porta ventate latine sublimi; c’è Luz, polistrumentista e cantante decisamente poliedrica (l’ho vista suonare flauti -traversi e non-, chitarre, percussioni, didjeridoo e cantare canzoni dei nativi americani, canti sacri indù, vocalismi berberi o De André attorno al fuoco…) e ce ne sono molti ancora; ma io mi concentrerò sui tre di base.

Li ho visti live molte volte e in posti molto diversi tra loro. Li ho visti agli aperitivi del bar Straf, dietro il duomo di Milano, dove riuscivano a radunare tanta gente da bloccare letteralmente la strada di fronte al locale. Li ho visti al Blue Note di Milano, dove riuscirono a coinvolgere talmente il pubblico che furono tolti i tavolini di fronte al palco per permettere alla gente di ballare (cosa mai vista in un locale fra i più esclusivi al mondo per la musica jazz) e li ho visti su molti altri palchi, sotto i quali la gente non riusciva a stare ferma.

Li ho visti anche al mio matrimonio, dove ad un certo punto c’erano persone a torso nudo e bimbi in abito adamitico che ballavano furiosamente (era luglio, faceva caldissimo e, comunque, non sono fatti vostri quello che faccio al mio matrimonio!)

La prima volta che vidi Tannì, fu alla fiera di senigallia, in darsena a Milano, dove vendeva i didjeridoo che costruiva (e che ancora costruisce) rigorosamente a mano. Non sapevo ancora cosa fossero e mi chiedevo quanta mista servisse per caricare dei chiloom di quelle dimensioni. Poi capii che erano strumenti musicali.

Ricordo un’esibizione allo Straf in cui Gennaro, pur non stando tanto bene, suonò tutta la sera alla perfezione; un piede sulla cassa, l’altro sul charleston, una mano sul rullante, una sui tom, una sulle percussioni e una per bere un tè caldo mentre suonava. Pareva Vishnù.

Ezio si vede che arriva dal mondo del jazz più classico: quando suona è sempre molto composto, anche quando va sulla tastiera a velocità proibite dagli autovelox.

Come dicevo, loro dovrebbero fare tribal jazz, ma se ascoltate un loro album troverete pezzi come “Clito”, molto funky e con una cassa in 4/4 che fa invidia ad un gruppo di musica house

 

In “the product” collaborano con Vaitea e dj Skizo facendo un rap decisamente originale negli arrangiamenti (qui live con Andrea Braido)

In “côte d’azur” si fa avanti il mondo latinoamericano degnamente rappresentato dal maestro Gendrickson “Pucci” Mena

Mentre in “kusha” si ritrovano atmosfere mediorientali che pochi altri saprebbero ricreare così bene

Ecco, qui c’è un medley che riassume bene cosa aspettarsi da loro

Insomma, se volete girare il mondo avete due possibilità: Possedere tanta grana o possedere i loro album. Io ho scelto la seconda via.

Oggi però non commenterò il lato bassistico del gruppo. Questa è solo una sorta di “presentazione” in attesa dei nuovi lavori presto in uscita in cui si è intrufolato in pianta stabile anche Francesco Curatella, chitarrista acustico, elettrico ed elettronico visionario per cui ne sentiremo delle belle.

Stay tuned!

Se volete dirmi cose, farmi conoscere nuovi gruppi o quant’altro vi passi per la testa, la mia mail è milo.trombin@yahoo.it