LaMusicaDalBasso: Rino Gaetano

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LaMusicaDalBasso è la rubrica di Milo Trombin per LaMusicaRock.com che cerca di raccontare “dal basso” musica e musicanti.

TempiBui

Siamo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta.

Non è un periodo facile, in italia. Le lotte operaie, la strategia della tensione, le bombe, gli attentati, gli anarchici, il diluvio, le cavallette…

E tutto questo bell’ambientino non può far altro che influenzare chi ci vive, anche da protagonista, come il nostro cantante.

È un ribelle, e si vede da come si veste; è uno che non le manda certo a dire, che se c’è da criticare o denunciare, non si tira certo indietro… no, non sto parlando di claudio lolli, e neppure dell’autore di Contessa (non i Decibel di Ruggeri, l’altro). Questo non parla di lotte operaie e di ingiustizie sociali, non in modo diretto per lo meno. E di sicuro non lo fa in questa canzone.

Lui era -si, ho iniziato ad usare il passato, perché, in effetti, lui è morto da tempo- uno di quelli che la vita la viveva di corsa, senza pensarci troppo, senza preoccuparsi del domani; tutto era centrato sull’ORA, niente era DOPO.

La vita fatta di sregolatezze e di eccessi, a volte, porta all’autodistruzione, a volte invece no. Come si sarebbe srotolato il suo nastro non lo sapremo mai, perché la sua vita finì prima che il nastro potesse srotolarsi. Morì da star, come James Dean o Fred Buscaglione. O come si dice che sia morto Paul McCartney (si, è morto, non lo sapevate? ). Un incidente d’auto, di notte, su una strada buia e deserta, senza nessuno ad aiutarlo, o a vedere cosa sia successo in realtà.

Certo, qualcuno dice che in realtà ora sia su un’isola assieme a Bob, Jim, Jimi, Janis, Freddie, Elvis, e tutti quelli che, come lui, erano in qualche modo “maledetti” dal fuoco della musica ribelle.

Ma partiamo dal testo

in questo brano si parla di morte, di tradimenti, di eresie e blasfemie, di trame inestricabili e di intriganti intrecci. La voce è quasi urlata quando racconta tutto questo, si sente che è inquieta, come i protagonisti della storia, come i protagonisti di quegli anni bui. C’è poco da fare, non si salva nessuno, tutti, in qualche modo sono colpevoli di qualcosa. Tutti dovranno espiare, alcuni con la vita, altri con la vergogna delle dicerie che corrono veloci tra la gente.

Quelle voci che “non lo so, ma si dice che”, quelle voci che raccontano a mezze parole, che giudicano senza sapere.

E che ti condannano senza possibilità di difenderti.

C’è un nome che risuona nel testo, che viene ripetuto ossessivamente, che ti entra nel cervello e che te lo ricorderai per sempre. E sai che è così, perché se anche ancora non sai di chi sto parlando, posso assicurarti che, appena lo capirai, ti accorgerai che quel nome già lo sapevi. Da tempo. Da anni. E lo saprai per sempre.

Il basso

il basso è molto ritmico, batte sui quattro quarti in maniera ossessiva, ossessiva come quel nome. E come il nome, anche il basso, una volta entrato, non uscirà mai più dalla tua testa. Ti basterà sentire le tre note dell’incipit per far tornare tutto alla mente, e urlerai quel nome, come in preda ad un raptus che non puoi controllare; ci provi, ma è inutile, quando arriverà la battuta giusta, non potrai fare a meno di urlarlo.

Il suono è distorto, probabilmente con uno dei distorsori più usati in quel periodo, il Wha-Wha -o come diamine si scrive- che alleggerisce un po’ la tensione del testo ma che amplifica l’ossessiva ripetitività del riff.

Le note sono poche, ben scandite, e sempre uguali durante tutto il brano; il riff non cambia mai, dall’intro al ritornello al finale, senza possibilità di una variazione, senza possibilità di uscire dall’ossessione.

Provateci: prendete in mano il vostro basso, e seguite la tabulatura. Non avete bisogno di altro: iniziate a suonare e, senza che che ne possiate accorgere, entrerete come per magia (nera, naturalmente) nell’ossessivo gorgo di questo riff.

berta btab

Si, ma che angoscia, però.

Facciamo una cosa: sparatevi il brano in cuffia e poi ditemi se non avevo ragione.

Se volete dirmi cose, farmi conoscere nuovi gruppi o quant’altro vi passi per la testa, la mia mail è milo.trombin@yahoo.it

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