La Recensione Domandata: Vussia Cuscenza raccontato da Gabriella Lucia Grasso

“Vussia Cuscenza” è il nuovo album di Gabriella Lucia Grasso, pubblicato il 3 marzo per la Narciso Records, etichetta indipendente tutta al femminile di Carmen Consoli.

Nel brano “Don Pippuzzu” la stessa Carmen duetta con lei, ma la collaborazione continua anche sui palchi, visto che Gabriella aprirà molte delle date del nuovo tour della Cantantessa, “Eco di sirene”. Ma questa non è l’unica sorpresa dell’album…

Scopriamo insieme “Vussia Cuscenza” grazie alla Recensione Domandata di Egle Taccia con Gabriella Lucia Grasso.

 

“Vussia Cuscenza” è il tuo nuovo album. Cominciamo parlando del titolo. Perché hai scelto di chiamarlo così?

Ho scelto di dare questo nome all’album perché la coscienza è comune a tutti noi, è il filo che ci lega, che ci accomuna e ci rende vulnerabili dietro la nostra armatura giornaliera. E’ un momento di riflessione comune.

 

Che rapporto hai con la tua coscienza?

Mi capita delle volte di perdere la realtà oggettiva, la consapevolezza che ho del mio sé e dei mei contenuti mentali. Per questo mi piace darle del Voi (vossia), così come si faceva in Sicilia in senso di rispetto, alla Signora coscienza della quale non sempre abbiamo piena percezione. Per fortuna non succede sovente aggiungerei.

 

L’album è stato pubblicato dalla Narciso Records, l’etichetta di Carmen Consoli, artista che hai anche coinvolto nel disco e che ti ha invitata ad aprire molte date del suo tour. Come vi siete conosciute e com’è nata questa collaborazione?

La mia amicizia con Carmen Consoli diventa successivamente collaborazione artistica e la nostra  capacità  di condividere il grande amore per la musica mi ha dato la possibilità di crescere sia umanamente che artisticamente. Carmen Consoli è un’artista di grande talento e con una grande capacità di aggregazione; lo scambio intellettivo ed artistico mi ha arricchito in ogni aspetto.

Non è l’unica ospite dell’album. C’è anche Lidia Borda, una delle voci più importanti del tango argentino. Cosa ti lega a lei?

Mi lega certamente la stima per una delle voci più espressive e comunicative del tango argentino, l’amore per queste sonorità che sento familiari, quasi appartenenti alle mie radici. Ci sono diverse similitudini armoniche e melodiche che accomunano la cultura siciliana a quella argentina e Lidia Borda ha rafforzato il trait d’union.

 
Quali sono i temi di cui parli nell’album?

L’amore declinato in ogni sua forma. C’è l’amore fuggevole e ostinato di Camurria, incalzante come il ritmo che l’accompagna. L’amore passionale e sofferto di Meno male che canto, dedicato a un’elegante e impudente signora dal rossetto rosso. L’amore per l’Argentina in Quanti voti e in Taccu e Punta, che descrive con divertita ironia le liturgie e i rituali che costituiscono quella meravigliosa forma di ballo che è il tango. Ma c’è anche l’amore che finisce, In una notte di maggio tra stelle e carillon, dove il silenzio diventa duro e il tempo piange. E il perduto amor, quello di un padre andato via in Guancia a guancia, struggente ballad che dipinge con sensibilità quello “strano sentimento” che è tenerezza, calore, e dolore allo stesso tempo.

I suoni sono molto latini. C’è la Sicilia, ma anche il Sud America. È un vero e proprio viaggio in musica. Dove vuoi portarci?

Mi piacerebbe riscoprire il nostro senso di appartenenza a tutto tondo. Noi siamo esseri unici storici irripetibili, non totalmente conoscibili. Ogni tanto è importante voltarsi indietro e interessarsi alla storia che ci appartiene. E’ un viaggio lungo la conoscenza, un tentativo di solleticare la nostra curiosità.

Innegabile sentirci echi della tradizione popolare siciliana. Come hai voluto rappresentare la tua terra?

La rappresentazione della mia terra è la lingua, sono i modi dire all’interno delle canzoni, è il mio sentire. Ogni nota suonata, ogni parola cantata e pensata, sono l’espressione del mio appartenere a questa incredibile terra piena di contraddizioni.

 

Ho letto che hai usato anche strumenti musicali insoliti. Come li hai scelti?

Con Denis Marino, orchestratore e co-arrangiatore insieme a me dell’album, volevamo rendere permeabili le affinità musicali della cultura siciliana e della cultura argentina utilizzando così, strumenti appartenenti ad entrambe le tradizioni, dando  vita all’intuizione di accomunare e approfondire attraverso le contaminazione questo aspetto che diventa  peculiare e riconoscibile.

 

Chi sono i personaggi che incontriamo nel disco?

Sono personaggi della mia vita, della mia storia, del mio sentire, della mia rabbia, dei miei desideri, della mia fantasia, del mio cuore ed è grazie a loro che sono diventata grande.

 

E adesso la domanda che dà il nome alla nostra rubrica. Se fossi chiamata a recensire il tuo album, quali aspetti metteresti maggiormente in luce?

Gli aspetti che metterei maggiormente in luce sono certamente la cura del dettaglio, l’espressione dell’esecuzione, il senso figurativo che predomina nei testi ed il non prendersi mai troppo sul serio!

Di seguito le foto scattate in occasione del primo live a Milano @ Teatro dal Verme in apertura a Carmen Consoli (il report completo QUI)

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