La recensione domandata: Leo Pari e il suo “Spazio”

leo pari spazioEgle Taccia è rimasta molto colpita da “Spazio” di Leo Pari, un album dalle forti sonorità pop, di quel bel pop che si ascoltava un po’ di tempo fa. Un disco fortemente influenzato dagli anni ’80, che però parla al presente e ci porta verso un mondo fatto di fantascienza e sentimenti. Insieme hanno realizzato questa bella recensione domandata.

Cosa c’entrano con “Spazio” Star Wars, Juno 106 della Roland e Lucio Battisti?

Spazio è un disco che nasce, almeno musicalmente parlando, da alcune suggestioni sonore fortemente ispirate alle colonne sonore dei film (e telefilm) di fantascienza risalenti a un preciso periodo storico a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Star Wars, 1997: Fuga da New York, Tron, Mad Max e Bladerunner in qualche modo ci sono finiti dentro, perché fanno parte della mia cultura; quelle sonorità mi sono rimaste dentro e prima o poi le avrei dovute utilizzare. Il Juno 106 e il Prophet sono i due sintetizzatori principali che ho utilizzato per ricreare quelle atmosfere siderali, ma in Spazio ho suonato anche molto Mellotron, un vecchio SIEL Cruise che è una macchina italiana d’epoca, un Moog Prodigy e dei pianoforti Nord. Normale che mescolando la mia vocalità con questi suoni possa venire in mente il Lucio Battisti di un certo periodo, quello della fine del rapporto artistico con Mogol e dell’inizio di nuove sperimentazioni lessicali con Panella, ma è solo un punto di partenza, con questo disco credo di essermi spostato da qualche altra parte, ci sono richiami vintage ma trovo il lavoro molto attuale allo stesso tempo.

Che suoni hai scelto per questo album?

Appunto, un fiume di suoni sintetici, arpeggiatori e sequence, molte batterie suonate davvero ma che abbiamo fatto somigliare a delle drum machines. Anche sulle voci abbiamo fatto delle scelte ben precise; l’utilizzo del double tracking in ogni traccia e la saturazione da nastro sono delle caratteristiche ben precise di Spazio.

“Bacia Brucia Ama Usa” è la traccia d’apertura del disco e racconta l’inizio di una storia, ma potrebbero essere anche le fasi in cui si sviluppa l’amore ai nostri giorni. Cosa vuoi dirci con questo brano?

Questa è una canzone squisitamente pop, non nasconde nessun messaggio particolare, è solo una considerazione su come spesso i rapporti sono vissuti in questi anni. Due si incontrano, si piacciono, escono e vanno fino in fondo, senza impegno, senza promesse, prendiamo tutto subito e poi si vedrà. La mia non è assolutamente una forma di critica, anzi, ma una sorta di cronaca di una serata di inizio estate in cui nasce qualcosa tra due persone, come proseguirà non è dato saperlo; insomma, una canzone pop da ascoltare in macchina senza starsi a fare troppe domande.

“Werther” racconta la paura d’amare. Tu come l’ affronti?

Più che la paura d’amare in questa canzone ho provato a descrivere la paura che l’amore finisca, la difficoltà che si incontra nel vivere una storia d’amore seria quando si è fragili e un po’ insicuri, e si teme di non essere all’altezza della situazione o di non rendere felice chi ci sta accanto. E’ una specie di preghiera all’amore. Io non so se somiglio ai personaggi delle mie canzoni, mi piace molto viaggiare con la mente, immaginare situazioni, immedesimarmi in personaggi che forse non c’entrano nulla con me, o forse sì invece, quello che capita nelle canzoni non può succedere in nessun posto del mondo.

Quali sono gli “Arnesi” di cui ti servi per scrivere le tue canzoni?

Tutte le canzoni di Spazio sono nate in maniera molto tradizionale, al pianoforte o alla chitarra. La tuta da astronauta è stata indossata in un secondo momento, durante la produzione, però poi in funzione del sound che abbiamo realizzato ho dovuto cambiare qualche struttura, limare alcune parole.

“I Cantautori” sono i depuratori della società e i giornali non dicono mai la verità. Cosa pensi del modo in cui i media si confrontano col cantautorato?

Non ho mai amato la critica musicale e artistica in genere, perché la trovo inutile in questo momento storico in cui tutti hanno i mezzi necessari per poter sentire un disco appena uscito, e non c’è bisogno che qualcuno ci dica se è brutto o bello. Ma nello specifico in questa canzone parlavo dell’informazione che i media ci offrono, sempre filtrata, spesso pilotata per condizionare l’opinione pubblica, e questo lo trovavo in perfetta antitesi con il ruolo del cantautore, o dell’artista, che invece è sempre sincero, o meglio dovrebbe esserlo, nel raccontarci la sua visione del mondo, nel filtrare la realtà e offrirla “depurata” all’ascoltatore.

E per finire la nostra provocazione: se dovessi recensire il tuo album, quali aspetti metteresti maggiormente in risalto?

Parlerei molto dell’aspetto grafico di Spazio e delle foto che hanno accompagnato l’uscita dell’album. La collaborazione con due artisti di altissimo livello come Francesca Pignataro (Artwork) e Ilaria Magliocchetti Lombi (Foto) ha reso tutto il concept del disco molto fruibile, preciso e riconoscibile in ogni suo aspetto. Già guardando la copertina di Spazio si può intuire come suonerà il disco, è un aspetto molto importante dal punto di vista della comunicazione.