La Recensione Domandata: “3460608524” è il nuovo album dei Nobraino

I Nobraino ne hanno combinata un’altra delle loro. Il titolo del nuovo album, che sfido chiunque a memorizzare in breve tempo, è anche un numero di telefono attivo su cui poterli chiamare durante il tour per scambiare quattro chiacchiere. Ho incontrato Kruger per questa bella recensione domandata volta a conoscere meglio l’album, che anche se dal titolo eccentrico, è un concentrato di funk, sentimenti amari e introspezione.

Come titolo del vostro nuovo album avete scelto di indicarci un numero di telefono a cui potervi chiamare. A chi è venuta l’idea e di cosa si tratta esattamente?

È una mia trovata. Si tratta di un numero di telefono…lo chiami e ti risponde la band. La sua semplicità credo sia il suo punto forte. È un momento dove le mediazioni non sono molto simpatiche a nessuno, così si cerca di eliminarle.

Scherziamo un po’. Memorizzare i numeri di telefono è affare complicato per molti. Quanto tempo avete impiegato per ricordare il titolo dell’album?

Quale numero?

Questa scelta rende palese la vostra voglia di interagire col pubblico. Che tipo di risposta vi aspettate dai vostri fan?

Più che risposta mi aspetto domanda. Ma più che domanda mi aspetto nulla, perché le aspettative rovinano il Natale.

Quali sono i temi trattati in “3460608524”?

Direi esistenzialista, se sapessi esattamente cosa vuol dire questa parola. Ma esistenzialismo è un termine molto vago. Altrettanto vaghi sono i temi del disco che riguardano, questi, sempre un momento di caduta o di rinascita.

Se lo ascolti me lo dici tu?

Avete cercato un suono pulito, senza troppi fronzoli. Cosa vi ha spinto verso questa direzione?

Personalmente ero un po’ stufo di fare “pasta sonora”, distorsioni, riverberi, echo, compressioni, overdubs come se non ci fosse un domani. Essendo il produttore artistico ho colto la palla al balzo per appiattire tutto. Volevo che il disco fosse bidimensionale e ahimè ci sono riuscito.

Ho letto che la struttura dei brani è nata da basso e batteria, infatti sono venuti fuori dei pezzi funky in cui la linea ritmica la fa da padrona. Come mai questa scelta?

Il funk è sempre stato tra i nostri generi, semplicemente ho radicalizzato il ragionamento obbligando il gruppo a pensare tutti i brani in quella chiave invece di seguire la via dell’eclettismo che prevedeva di dare ad ogni testo il suo ambiente musicale più congeniale.

È un disco introspettivo?

Non mi piace definirlo così, ma definire in effetti non mi piace tantissimo quando si parla di quello che scrivo, mi piace di più definire gli altri.

Parliamo di questa statua che apre l’album. Come vorresti essere rappresentato?

Una statua è qualcosa di forte, resistente, ma anche fragile ed esposta. Un’icona venerabile o detestata, è un simbolo, per cui qualcosa di idealmente stabile, eppure è capace di grandi contraddizioni. La statua di un essere umano è molto umana. Io mi sento una statua, ma mia stessa statua.

Chi è Mike Tyson per voi?

Era il simbolo di una rivoluzione, il più cattivo e pauroso e pericoloso dei rivoluzionari mediatici…che ora fa il comico a Broadway…

“Constatazione amorevole” gioca molto sul luogo comune che le donne non sappiano guidare. Pensate che abbiano anche qualche difficoltà a guidare una storia d’amore?

Nonostante io sia ideologicamente progressista (a casa lavo i piatti, cambio i pannolini e porto Olivia a danza) credo fermamente che la donna abbia una tara cerebrale nell’utilizzo dell’automobile. Credo sia legata al suo ancestrale, la “domina” che domina e manda l’uomo in avanscoperta a cacciare e procacciare, in definitiva geneticamente più adatta al trono che al sedile dell’auto.

“Il guinzaglio” è un brano che racconta una storia dai risvolti psicologici interessanti. Siamo noi stessi con le nostre paure a impedirci di realizzare i nostri sogni?

Questa è l’epoca della fisica quantistica, ora più che mai ci è chiaro che siamo noi a determinare la realtà che ci circonda. Io non ho capito ancora come, ma mi faccio bastare il pensiero di questa possibilità. Detto ciò credo che sorridere porti fortuna, anche se lo faccio molto meno di quanto lo consigli.

Cosa volete farci con questo “Centesimo”?

Infilarcelo su per il portafoglio.

E adesso la domanda che dà il nome alla rubrica. Se foste chiamati a scrivere una recensione su “3460608524”, quali aspetti mettereste maggiormente in luce?

È il disco più disco dei Nobraino. Finalmente ci si misura con un’opera discografica anziché con la raccolta casuale di brani che potrebbero tranquillamente appartenere ad uno qualunque dei nostri dischi. Nel mondo di infinite possibilità sonore e musicali, qui si decide di restringere la tavolozza a qualche colore fondamentale e con quello si dipingono una serie di quadri testuali prescelti per la loro affinità emotiva. Sarebbe stato molto più facile e rassicurante fare il solito disco dei Nobraino.

Ci sono tanti pezzi scartati che sicuramente parte del nostro pubblico avrebbe preferito perché più sciocchi, autoironici e forse anche pezzi migliori in linea generale, ma che non comunicavano con il resto dei brani. Non è stato facile gestire questo disco, io ne sono molto contento.

Recensione domandata a cura di Egle Taccia