Thom Yorke contro Spotify

thom-yorke-atoms-for-peace-mixtapeThom Yorke entra a gamba tesa su Spotify, dando nuovo spunto ad uno fra i dibattiti più vivi per ciò che concerne il mercato musicale. Il leader dei Radiohead, ora impegnato con gli Atoms for Peace suo progetto parallelo, domenica ha twittato: «Non equivochiamo, i nuovi artisti che scoprite non vengono pagati, su Spotify». Un’affermazione alla quale fa seguito la ben più concreta intenzione, manifestata dal produttore Nigel Godrich, di ritirare dal popolare servizio di streaming la musica delle band da lui prodotte.

Parole e gesti desinati a riaprire una questione mai risolta. E’ giusto che la rete dia spazio e visibilità gratuita a gruppi che altrimenti non avrebbero la possibilità di mettersi in luce, non riconoscendo loro alcun guadagno per ciò che concerne i diritti d’autore, oppure i diritti delle opere d’ingegno andrebbero comunque riconosciuti? E’ giusto che le nuove band sfruttino le nuove tecnologie per raggiungere un pubblico che altrimenti non potrebbero incontrare mai, oppure questo meccanismo di mancata remunerazione non potrà che finire per distruggere il sogno delle stesse band che vi si erano aggrappate?

Problemi che forse non toccano direttamente uno sulla scena da più di vent’anni come Thom Yorke (che con ogni probabilità voleva con il suo intervento difendere il lavoro del suo nuovo progetto gli Atoms for Peace), ma attorno ai quali il dibattito resta di indubbio interesse. In attesa di sviluppi futuri, dite la vostra.