Massimo Priviero: All’Italia – la recensione

All’Italia, il nuovo disco di Massimo Priviero, è un concept album costruito con storie di vita degli italiani tra l’inizio del Novecento e oggi.

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

All’Italia di Massimo Priviero è una lezione musicale della Storia d’Italia. Con commozione e dolcezza, il cantautore rock racconta storie di persone normali che però diventano epiche grazie alla loro forza e al loro coraggio. 

Si parte dagli anni ’20 del Novecento, Villa Regina è un paese costruito dai figli d’Italia immigrati oltreoceano, quando già la migrazione era un fenomeno di massa per il nostro Paese, e si sopravviveva alla nostalgia coltivando la terra.  Aquitania, invece, ci porta nel 1946, quando un contadino analfabeta della Alpi è costretto a trasferirsi nella Francia del sud e cerca aiuto per poter scrivere lettere alla sua amata, rimasta in Trentino.
Il viaggio nella storia delle persone, degli italiani, continua a Fiume, dove un anziano signore originario dell’Istria ritorna al suo luogo d’origine dopo moltissimo tempo, memore della diffidenza storica e politica che ha subito quando è stato uno sfollato in Italia. 
Cielo blu, invece, è idealmente ambientata negli anni ’70, poiché il protagonista è un hippy che rifiuta la società e si trasferisce in una baita in mezzo alla natura, scegliendo di vivere ai margini per scelta.
Friuli ’76, poi, è un brano legato al terremoto e alla forza di un uomo – all’epoca un bambino – che ha dovuto trovare la forza di ricostruirsi una vita altrove, anche per chi non ce l’ha fatta a sopravvivere a quell’evento così catastrofico. 

Il fil rouge di tutti i brani è, in qualche modo, l’emigrazione, costretta o volontaria. 

Dagli anni ’80, infatti, migrare diventa anche una scelta: Berlino, London e Alba Nuova – seppur con finali opposti – sono storie di giovani che, con il loro destino in tasca, partono a cercarlo in un altro Paese. 
Mozambico, invece, è la storia di un medico volontario che dialoga con un amico rimasto in Italia a condurre una vita “normale”. Il messaggio del brano è che, anche chi sceglie un percorso di vita del genere, non è partito da un punto meno “normale” del nostro. Ogni persona ha le sue debolezze e la possibilità di scegliere il proprio percorso. 

In chiusura ci sono due pezzi molto teneri e toccanti. Il primo è Bataclan, ovvero una lettera di Valeria Soresin a sua madre riguardo la bellezza della sua vita a Parigi, quando ancora nessun attentato è avvenuto. L’ultima, invece, è Abbi cura e racchiude il migliore augurio che si possa fare a qualcuno, perché non scade mai: abbi cura di te, del tuo tempo, degli altri e delle loro sofferenze.

Priviero, col suo cantautorato rock e la sua voce graffiante, riesce molto bene in un’impresa enorme e delicata: raccontare la storia del nostro Paese. Lo fa senza inclinazioni patriottiche estreme, senza retorica e senza esclusioni. Ciò, in un presente che si rivolge a un futuro sempre più multietnico, è importante. Ma, d’altronde, quando si raccontano storie di persone, non si sbaglia mai.