La questione della musica live

IMG_2866Lo scorso 21 Luglio a Milano si è tenuto incontro-dibattito sulla “musica Live” nel nostro paese. Location di questo confronto il Teatro Parenti di Milano.

Al centro la questione su come la musica Live e la cultura in generale, potrebbero essere uno dei motori per la crescita del nostro paese. Si è discusso di leggi e regolamentazioni a cui gli organizzatori di spettacoli, associazioni, gestori di locali, ma anche, “semplici” cittadini devono scontrarsi per riuscire a poter fare musica e cultura nel nostro paese.

Tra i partecipanti, ritroviamo Stefano Boeri ex assessore alla cultura del Comune di Milano, che propone una legge che regolamenti la musica Live, come quella attuata in Gran Bretagna lo scorso ottobre ( Live Music Act è il nome di questa, Cliccate qui se volete saperne di più ). Questa, è una delle tante proposte formulate per l’occasione al Ministro della Cultura Bray in collegamento video.

daniele-silvestri-scotch-tour38

Al dibattito hanno preso parte non solo grandi nomi, ma anche chi la musica e la cultura in generale la propone, organizzandola e promuovendola o creandola. Uno di questi è tra i promotori dell’associazione culturale “I Distratti”, che opera nella città di Milano di cui vi abbiamo già parlato e di cui vi abbiamo più volte proposto gli eventi. Simone, “giovane trentaduenne”, ci invia il suo pensiero su quello che è stato e sulle sensazioni che gli sono rimaste da questo dibattito.

Riteniamo infatti che più di collegamenti video, proposte di legge e visioni “macro”, guardare al concreto della realtà della “musica live” dal punto di vista di un “organizzatore” e “cittadino” presente al dibattito possa aiutare noi tutti a capire cosa si cela dietro le quinte di questo fantastico, ma tormentato, mondo.

Ci racconta così Simone:

“Più musica live”: il problema è di quelli urgenti, subito da molti  ma avvertito da pochi e chi lo alza ha un nome e un peso rilevante. Il caldo potrebbe invogliare a restare a casa ma il bellissimo luogo di incontro e la scoperta della birra gratuita aiutano e premiano lo sforzo.

standardDurante le ore di incontro i toni restano pacati, polemici a tratti ma mai troppo e il discorso prosegue lineare e chiaro, soprattutto per essere un “primo” incontro.

“Più musica live”: cosa fare? dove farla? e soprattutto per chi e da chi? Parla chi ha trentanni, chi quasi 50 o sessanta, operatori o gestori di locali, rockstar o ex assessori, ministri e giornalisti.

“Più musica live”: quali sono le soluzioni? Logicamente sul momento non ce ne sono, si avanzano idee e proposte, ci sono migliorie da apportare che vanno dalla comprensione (o soppressione?) della SIAE a uno sportello unico per gli organizzatori che guidi, regoli e aiuti chi ha voglia di fare. Ampliare la possibilità di creare spettacoli live con regole e costi accessibili. Dare qualità ai “prodotti” proposti e soprattutto lavorare per un pubblico che deve essere disposto a pagare e sostenere  un “prodotto” e i progetti. Pagare il giusto e in proporzione alla qualità, sia chiaro.

Tutto questo però lo sapevo e in parte l’ho vissuto sulle mie spalle, poco mi ha dato realmente la sensazione di un qualcosa di nuovo, e questo non è necessariamente positivo o motivante. Perché se a trent’anni suonati e passati e con qualche esperienza alle spalle mi trovo ad esser felice e compiaciuto per il fatto che si parli di queste esigenze, che lo si faccia e se ne voglia trovare una soluzione, non necessariamente sono convinto che una soluzione si troverà. Trovo positivo ci siano interrogazioni parlamentari e forse ora più che mai è il momento migliore per farlo, tutto ciò mi conforta ma al tempo stesso continuo ad avere paura.

Una paura che genera speranza e voglia di fare, ma questo fare ha bisogno di essere aiutato. Un aiuto concreto è quello di poter fare, liberalizzando e sdoganando la musica live, come avviene in quasi tutta Europa.Un altro aiuto può però arrivare anche dalle azioni di tutti noi. Qui rientra quell’educazione cui tutti dobbiamo fare riferimento. Educarci all’ascolto della musica, alla visione di un film, alla lettura di un libro. Investendo (magari poco) in tutto ciò che può arricchire non le tasche ma soprattutto l’animo.  Il rischio che qualcosa non piaccia è sempre presente. Ma questo è il gioco e nella musica questo è quello che bisogna rischiare. Nel mio piccolo, da operatore, non so se posso cambiare le regole ma posso contribuire in parte. Ciò che posso fare (e voglio fare) è investire per educare e far conoscere, dando la possibilità di suonare ed ascoltare, esprimersi.IMG_2310

Dopo alcune birre e tanti pensieri in testa, tre punti su tutti mi sono rimasti dentro, forse non fondamentali, ma miei:

1. mi fa piacere sapere che c’è altra gente che non vuole aiuti economici per fare le cose ma vuole la possibilità di poterle FARE;
2. apprezzo, ma non accetto, che venga riconosciuto onanistico e improduttivo raccontarsi tra “amici” o operatori del settore su quali siano i problemi di un sistema (in questo caso culturale e musicale), senza però fare nulla per cambiare le cose. Molto meglio provare a “dire” le cose coi fatti, rischiando con la propria carriera, la propria professionalità e anche, purtroppo, i propri soldi;
3. mi sento meno solo e non per questo felice quando sento dire da chi ha più carriera e spalle di me che chi si occupa di musica, di festival, di cultura e di intrattenimento non gioca, non si diverte, non pensa solo a scopare e non crede di essere saccente, ma lavora. Non gioca, ma lavora. Paragonabile a un impiegato, a un cassiere, a un parrucchiere o a un bancario. Perchè sì, strano ma vero: c’è professionalità, organizzazione e sensibilità anche in questo settore che genera un grande indotto commerciale, e che potrebbe sicuramente, senza gli ostacoli attuali, creare e produrre più lavoro partendo dal basso, proprio come sono partito io.

Chiuderei con il rimando ad un prossimo futuro, spero che a queste chiacchiere ne seguano tante altre e che finalmente la voglia di FARE non si blocchi alla burocrazia ma venga lasciata libera di essere.