Forest Summer Fest 2013: com’è iniziato

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Report e foto by Alucard

Forest summer fest 2013. Ci hanno invitato ad andare. Ci siamo andati. Ci siamo innamorati. Iniziamo quindi oggi a raccontarvi una prima parte del festival a cui abbiamo assistito: Folklan, Mellow Mood, Karenina, Giuradei, Area, Appino.

Vi avevamo già presentato nel dettaglio QUI il festival della provincia di Bergamo.  E come ha ben detto con un gioco di parole il bassista degli Stato Sociale: “Siamo tutti sparsi a Foresto” lamusicarock.com compresa! Dal mercoledì a domenica si sono esibiti nell’ordine: Mellow Mood e Folklan; Ministri e The Crazy Crazy World of Mr Rubik; Appino, Area, Giuradei e Karenina; Tre Allegri Ragazzi Morti, Lo Stato Sociale, Il Pan del Diavolo e Maria Antonietta; Rezophonic e Bunna Dj set. Il tutto rigorosamente gratis e con due palchi alternati. Se gli Orso cantavano che la “provincia ci ha uccisi”, in questo caso avrebbero visto proprio un’altra verità. La provincia ci ha fatto innamorare.

Primo giorno del Forest Summer Fest lo scorso mercoledi 26 giugno. Tocca ai Folklan spezzare il ghiaccio e salire sul palco. Sono un gruppo country folk attivo dal 2011 nell’area di Bergamo e Brescia. Capeggiati da Paolo Pecis con un bel cappello da alpino, cantano pezzi folk da cui traspare tutto l’amore per la Valle, per la natura e per la vita semplice. Dopo i Folklan è arrivato il turno dei Mellow Mood. L’atmosfera cambia, nell’aria si può sentire un profumo non difficile da riconoscere e nel frattempo il gruppo reggae di Pordenone sale sul palco. Jacopo ci trascina in un universo reggae italiano, senza temere di tuffarsi anche in influenze e ritmiche dub. Il secondo giorno è tutto per i Ministri e Crazy Crazy.

Venerdì 28 giugno invece Karenina, Giuradei, Area, Appino. Dopo una lunga giornata di lavoro, imbraccio la macchina fotografica e parto direzione Foresto Sparso. Sono già in ritardo e i Karenina hanno già iniziato a suonare. Mi dispiace un sacco perdermi la loro esibizione, perché mi hanno parlato un gran bene di loro. La band nasce dalle ceneri dei “Triste colore rosa” e presenta il primo disco “Il futuro che ricordavo”, disco dalle sonorità indie e rock e prodotto da Paolo Pischedda dei Marta sui tubi. Devo cercare di rimediare a questa mancanza.

I Giuradei NMS_2408sono due fratelli di Brescia che hanno cominciato nel 2006. Non riesco a spiegarmelo, ma provo un’istintiva simpatia per i due fratelli bresciani. Con il nuovo album anche il fratello più piccolo è entrato a tutti gli effetti nella creazione artistica della band, che infatti ha cambiato la ragione sociale in “Giuradei” e non più solo con il nome di Ettore. Pezzi come “Strega” e “Piedi alati” dal disco precedente “La repubblica del sole” sono sempre affascinanti e mi ritrovo a canticchiare pezzi del ritornello di “Eva”: “Se m’andrà bene t’amerò per sempre, se m’andrà meglio morirò per te, se m’andrà male sarai solo voce, se sarà peggio un’abitudine”. In questi versi ho trovato una di quelle verità che spesso i cantautori ti raccontano e al momento non riesci a comprendere. Poi affronti pezzi della tua vita e capisci cosa ti volevano comunicare quei versi.

Mi sposto in direzione del secondo palco per l’esibizione di uno dei gruppi storici della musica italiana: NMS_2464gli Area – International POPular Group. La prima volta che ho sentito parlare di loro è stato ad un concerto degli Afterhours dove un pazzo continuava a chiedere “Gioia e Rivoluzione” e non riuscivo a capire che canzone fosse. Poi una volta tornato a casa mi sono informato e ho scoperto un pezzo della musica italiana e quello che era stato il periodo del rock progressivo. L’esibizione si apre con Paolo Tofani seduto al centro del palco nella posizione del loto, che ci accoglie e ci da il benvenuto. La prima cosa che mi colpisce sono gli strumenti che lo circondano. Campeggia in bella vista un Macbook collegato ad un Ipad e imbraccia una chitarra elettrica. Che contrasto vedere degli oggetti appartenenti alla nuova cultura occidentale, utilizzati da un uomo che ha dedicato allo studio dell’oriente e alla spiritualità nei monasteri. Nei pezzi successivi appare la famosa Trikanta Veena, una chitarra ideata dallo stesso Paolo Tofani nel tentativo di conciliare l’esperienza musicale occidentale con l’antichissima tradizione musicale indiana. Patrizio Fariselli alle tastiere, Ares Tavolazzi al basso, Walter Paoli alla batteria e il già citato Paolo Tofani.

L’esibizione finale di questa giornata è di Appino porta in scena il suo Testamento (trovate la recensione QUI). Accantonati per un periodo i suoi “Zen Circus”, Andrea si affida al Ragno Favero e al batterista Valente dei Teatro degli Orrori per mettere in scena tutti i suoi incubi più irrequieti e la sua visione dell’Italia in cui viviamo. Peccato che ad accompagnarlo nel tour non ci siano i due Teatro, per cui nutro un’ammirazione assoluta. Sarebbe stato un live spettacolare. Conservo ancora delle bacchette della batteria usate da Valente in un live dei Teatro al Lazzaretto ed erano ridotte all’osso, tanto picchiava sulla batteria. Andrea sforna tutto il repertorio, salta da una parte all’altra del palcoscenico. Ad un certo punto scende dal palco, scavalca la transenna e si siede in mezzo al pubblico a cantare. Le persone si siedono in cerchio intorno a lui. Uno dei pezzi che ha il tiro migliore è “Specchio dell’anima” scritta dal Ragno e ha un impatto devastante fatta dal vivo. Alla fine Appino rimane da solo sul palco e imbraccia la chitarra acustica e l’armonica e intona “La festa della liberazione”, pezzo che ritengo il più bello dell’intero disco. “Quant’è brutta tutta questa campagna, la gente si lagna e nemmeno un falò.”

Report e foto by Alucard

Eccovi le foto:

(presto in arrivo il racconto della seconda parte in quel di Foresto, con Mariantonietta – Pan del Diavolo – Stato Sociale – TARM)

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