Bob Dylan, knockin’ on ParmaPoesia Festival’s door

E come lo definisci, Bob Dylan? Musicista e poeta? Rocker, cantastorie, genio, innovatore? Sarà una marmellata di tutto ciò e della miriade di aggettivi non ancora spesi. Ma che inneggiano al grande Bob come uno di quelli che ha dato nuova linfa ai destini della musica.
ParmaPoesia Festival, invece, è un appuntamento entrato a far parte – di diritto, di dovere – nelle belle tradizioni – splendide – cui abituarsi. Di solito, fa da ponte tra le generazioni, Bob Dylan; non mancherà neppure stavolta. Tra folk and rock, esiste una terra di confine dove te l’immagini schierati uno accanto all’altro. I fan di Bob l’immenso. Quel varco che spiana la via verso il confine si materializza per una sera in Parma e nel Festival della Poesia della località emiliana: Bob Dylan ha confermato la sua presenza al festival cui prenderà parte con un concerto che si annuncia carico di energia e intriso di pezzi di storia. Venerdì 18 giugno alle 21.30 nel Parco Ducale: ad accompagnarlo, Denny Freeman (chitarra), Tony Garnier (basso), Donnie Herron (pedal steel/violin) e Stu Kimball (chitarra). L’antidivo per eccellenza – dunque – viaggia in buona compagnia e, nonostante i 70 anni e le decine (quasi 40) di album sfornati anno dopo anno, non ha ancora smesso di avere cose da dire. L’ultimo lavoro è uscito nel 2009: “Together Through Life”, cui ha fatto seguito, nel dicembre dello scorso anno, un disco di cover natalizie dal titolo “Christmas in the heart”. Non sono più gli anni ’70, non è più l’America verso cui occorreva solo scegliere la forma di protesta ma Bob resta sempre Bob. Quello di Blowin in the wind, Mr Tambourine Man, Knockin’ on heaven’s door, Maggie’s farm. Carico e incazzato, riflessivo e introspettivo, semplice come i grandi musici eppure in grado di spostare sempre più in là il limite percepito della virtù, dei virtuosismi. Robert Allen Zimmerman incanta e non ostenta. E può permettersi di non sfigurare mai, neppure tra i paesaggi ricreati ad hoc intorno alla figura di Giuseppe Verdi.