Iron Maiden: la monografie de LaMusicaRock

iron maidenOgni appassionato di metal,chiunque si sia solo avvicinato al metal e ,talvolta anche chi non se ne intende, ha sentito il nome “Iron Maiden”: un gruppo leggendario ricco di successi e tripudi.

Ma quando sono nate le “Vergini di Ferro”? Per opera di chi? Ci troviamo nel 1975 a Leyton.
Un ragazzo era alle prese con un film che lo colpì molto, ” L’uomo dalla maschera di ferro” , nel quale appariva un tipo di tortura medievale molto usata.
Quel macabro strumento era proprio la “vergine di ferro” e quel ragazzo era colui che sarebbe diventato il fondatore e bassista ufficiale della band: Steve Harris.

di Kant93

L’ERA DI’ANNO

Steve era molto desideroso di fondare una formazione che diventasse importante e nota, ma si sa, tutte le band iniziano per piccoli passi.
Così Harris, Dave Sullivan e Terry Rance alle chitarre e Paul Day alla voce ,( molti non lo conosco e non li biasimo),iniziarono ad esibirsi per i pub.
Sullivan fu, poi, sostituito da Dave Murray che, sappiamo tutti, ha contribuito a creare quel sound leggendario che avrebbe reso gli “Iron Maiden” unici nel panorama mondiale. Questo cosa ci fa capire? Ogni buon gruppo ha bisogno di tanti anni di gavetta e di sacrifici per raggiungere un buon livello. Le “vergini di ferro” non si sono mai arrese, arrivo così il momento della svolta.
1980.
Fu lanciato , finalmente, l’album omonimo “Iron maiden” con una nuova formazione e la prima voce storica del gruppo : “Paul Di’ Anno”.
Il disco si rivelò una fantastica sorpresa all’interno del panorama metal mondiale, ciò infatti elevò la formazione ad un livello superiore. Pezzi come “Phantom of the Opera” sono inconfondibili anche per chiunque non ami questo genere musicale. Lo stile, anche se fortemente influenzato dal punk, aveva caratteristiche originali e uniche che lo rendevano accattivante e avvincente. Il chitarrista Stratton abbandonò la band e in seguito, fu sostituito dal secondo leggendario chitarrista del gruppo inglese ,nonché grande amico di Murray, Adrian Smith. La band pubblicò Killers nel 1981, un cd che mostrò una maggiore tecnica rispetto al precedente. I primi due dischi sono molto sottovalutati dagli amanti di Dickinson, ma personalmente, li reputo capolavori indiscussi della loro discografia , è innegabile dunque come quei brani riescano molto meglio con la voce di Di’ Anno che con quella di Dickinson, (vale anche viceversa essendo i due modi di cantare totalmente differenti).
Pensare a “Murders in the Rue Morgue”, “Wrathchild” o la sottovalutatissima “Innocent Exile”, fa solo venire la pelle d’oca e fa riflettere su quanto la band abbia sempre dimostrato una certa qualità dando il massimo dell’impegno in tali composizioni.
Paul Di’Anno, però, si rivelò una persona molto scomoda per la band a causa dei suoi molteplici problemi di droga e alcool e il suo carattere fuori dalle righe, pertanto decisero di cacciarlo dalla band. Fu così che iniziò una nuova e scintillante era.

L’ENTRATA DI BRUCE
Bruce Dickinson entrò a far parte della band nel 1982 dimostrandosi un cantante molto versatile.
Il suo timbro vocale molto pulito, ma graffiante, riscosse un successo strepitoso e permise alla band di creare un mastodontico capolavoro della discografia metal: “The number of the Beast“. Commentare quest’album è totalmente superfluo, di certo però bisogna dire che le sonorità cominciano ad allontanarsi dal punk ed esso diventa teatro di alcuni dei pezzi più leggendari della band, come la titletrack, “Hallowed be Thy Name”, “Children of the Damned”, “Run to the Hills” e tanti altri.
Gli Iron Maiden si erano quindi elevati a leggende musicali e la loro ascesa divenne inarrestabile ,poiché pochissimi gruppi potevano competere con il loro successo.
“Piece of mind” ,del 1983, vide l’entrata del nuovo batterista Nicko McBrain, un vero e proprio metronomo umano, capace di creare , assieme alla band, capolavori storici come “The Trooper”.
Il 1984 è ancora un anno proficuo con la pubblicazione di “Powerslave” , lavoro che reputo quasi perfetto sotto ogni punto di vista e , in generale , uno dei miei preferiti della band.
Discutere sulla bellezza della titletrack o del pezzo più lungo della band “Rime of the Ancient Mariner”è dunque qualcosa di estremamente sterile.
La band,però, si stava evolvendo: le sonorità punk erano ormai quasi scomparse del tutto e si sentivano inoltre forti influenze di leggendari gruppi progressive rock.
Fu così che la band divenne uno dei principali pionieri dell’ Heavy metal puro e incontaminato, elevandosi come leader della “New Wave of British Heavy Metal”. Gli Iron Maiden decisero di riposarsi per poi fare ritorno con Somewhere in Time nel 1986. Gli inglesi, ormai, avevano concatenato un successo dopo l’altro e monopolizzato tutta l’attenzione del pubblico. Nel 1988 ci fu la pubblicazione di Seventh Son of a Seventh Son, un disco maggiormente influenzato dalle sonorità prog ma molto più oscuro dei precedenti e che vide il primo utilizzo dei sintetizzatori.
Ad un tratto, però, la band subì l’abbandono di Smith e l’entrata di Janick Gers con cui composero No Prayer for the Dying. Giudico questo passo abbastanza falso, poiché il disco è chiaramente sotto tono e, non reggendo il confronto con i precedenti capolavori, si presenta mancante di inventiva e di ispirazione. Nonostante questo piccolo flop, le vergini non mollarono e composero il monumentale “Fear of the dark” nel 1992, scenario di brani epocali come la titletrack e”Wasting Love” , unica loro Power-ballad altamente struggente.
Qualcosa, però, rischiò di far scivolare la band nel baratro nel pieno del loro successo.

UN CAMBIAMENTO RADICALE
Dickinson LASCIA LA BAND per divergenze personali con Harris e altri motivi per intraprendere una nuova strada. Gli Iron Maiden, disorientati, decisero quindi di cercare un nuovo cantante e fu assoldato Blaze Bayley, un componente dalla voce molto più cupa e meno squillante rispetto a quella di Bruce Bruce.La formazione pubblica quindi “The X-Factor” nel 1995, che rappresenta la cupidigia degli Iron e una svolta totalmente inaspettata.
Il cd riscosse un ottimo successo, ma molti fan erano profondamente scontenti e delusi da ciò.
In realtà il disco in sé si presenta un buon lavoro, ma la frettolosità e lo smarrimento provato dai componenti della band è evidente, pertanto, l’album ha risentito di ciò. Il seguente Virtual XI è il passo falso del gruppo, il disco considerato peggiore dai fan e dalle vendite anche se pezzi comeFutureal sono ottimi e incalzanti. Le voci sul ritorno di Dickinson divennero sempre più forti.

LA NASCITA DEL SESTETTO
Nel 1999 Dickinson,come ipotizzato dai fan, torna nella band insieme ad Adrian Smith e, perciò, gli Iron Maiden vantarono ben tre chitarre.
La nuova era prometteva bene e il disco “Brave New World” del 2000 ne è una dimostrazione lampante (è il mio preferito della band).

Da lì in avanti, però, gli Iron Maiden sembrano aver perso gran parte della loro ispirazione: Dance of Death (2003) e A Matter of Life and Death (2006) sono dischi molto buoni (per la critica meglio il primo, soggettivamente meglio il secondo) ma che non superano le aspettative pur presentando brani di nota.

L’ultimo disco degli Iron Maiden è il tanto aspettato The Final Frontier del 2010. La band, infatti, si fa attendere molto prima di pubblicarlo, ma il risultato non è di quelli sperati: pezzi lunghi e, talvolta, leggermente ridondanti. L’album nel complesso è buono, ma da una band di questo calibro ci si sarebbe aspettato sicuramente di meglio.

La mia speranza è questa: la band ha dato molto al panorama musicale mondiale e credo che sia già stato fin troppo. Non faccio loro una colpa se sono in una fase di stallo ma, a mio parere, potrebbero ancora dire la loro e sfornare un disco di altissimo livello. I fan, d’altra parte, sono milioni e una band che per anni è stata sinonimo di serietà e qualità non può deluderli in eterno.

Innegabile il loro successo, inammissibile una critica a ciò e indispensabile ascoltarli perché sono una delle band seminali dell’intero panorama musicale e grandi influenze per il futuro.

So, Up The Irons!