David Bowie is: la visita alla mostra di Londra

[shashin type=”albumphotos” id=”171″ size=”medium” crop=”n” columns=”max” caption=”n” order=”date” position=”center”]David Bowie is , è la mostra record di incassi con sede nello storico Victoria & Albert Museum di Londra, che presenta   un’accurata galleria di allestimenti che con intuizione lungimirante celebrano il genio creativo dell’artista britannico.

La sensazione di spaesamento che si prova ad attraversare l’elegante ingresso del museo lascia spazio velocemente ad un’intrigante euforia per un appuntamento che si prospetta costellato da numerosi colpi di scena. L’esposizione si snoda attraverso un percorso cronologico multimediale carico di sorprese e inedite interazioni; le cuffie in dotazione, che si attivano automaticamente al solo avvicinarsi alle opere esposte,  permettono di vivere al meglio il racconto musicale di un viaggio che avvolge e porta via. Gli oggetti e i numerosi vestiti esposti, giunti direttamente dall’archivio personale della star, illuminano una irripetibile carriera quasi cinquantennale; nel loro mostrarsi così genuinamente reali  scuotono intensamente e concedono  forse le emozioni più grandi di tutta la visita.

Impossibile infatti non provare un brivido implacabile nello scorgere i manoscritti dei brani (per il sottoscritto Ziggy Stardust e Ashes to Ashes su tutti) con appunti e annotazioni, testi che sono ormai punti fermi dell’immaginario rock e non solo. Con attento gusto ricostruttivo, si susseguono gli avvii di carriera in una Londra capitale mondiale della musica, i singoli maliardi di Space Oddity, Changes e Life On Mars, l’indimenticabile avventura glam di Ziggy Stardust,  la maschera alter-ego che lo trasformò in una popolare quanto alternativa icona rock, il successo di Aladdin Sane (la cui copertina è l’immagine simbolo della mostra), il periodo americano di Young Americans e Station to Station così come la consacrazione definitiva di Duca Bianco con la famosa trilogia (Low, “Heroes” e Logger) del periodo berlinese di fine anni Settanta  e le imprescindibili suggestioni dance degli anni Ottanta.

Il giusto spazio viene concesso anche alle esperienze del Bowie attore: in un anfratto si assiste ad alcuni spezzoni di film da lui interpretati, da “L’uomo che cadde sulla terra” a “Furyo”, da “Labyrinth” a “Basquiat” dove interpreta il ruolo di Andy Warhol. E sul finire, in caso le vivide emozioni accumulate ancora non bastassero, sulle quattro pareti di una sala con i muri che accolgono gli abiti di scena come in un castello di carte vengono proiettati  in continuazione i filmati dei concerti e altre apparizioni straordinarie.

Avviandosi verso l’uscita resta forte l’immagine di un artista che è riuscito a trasformare il rock in espressione totalizzante con mutamenti  talvolta spiazzanti ma sempre con lo stesso stile di originalità e  personale ricerca estetica,  un’autentica  forza espressiva come forma della più naturale manifestazione di sé stessi.  Nella scandalosa ricerca di sguardi nuovi, David Bowie ha insegnato come rendere la propria vita un’ opera d’arte totale dove le diverse discipline espressive si amalgamo coscientemente in virtù di un personalissimo effetto di scena.

Si lascia la mostra gonfi di note, suoni e visioni,  con l’assoluta certezza di aver assistito ad un grande evento e alla fine anche il sontuoso Victoria&Albert Museum ne appare la sede più appropriata: come affermava l’artista sciamano Joseph Beuys,  “Solo la persona libera è destinata a creare la storia”.

Report Paolo Pinto

Foto Alberto Pinto