“Walls” dei Kings Of Leon: come abbattere i muri del suono – La recensione

Dopo tre anni da “Mechanical Bull” tornano i Kings Of Leon con il loro settimo album in studio dal titolo “Walls”.

Pubblicato per RCA Records Label, “Walls” segna l’inizio della collaborazione tra la band del Tennessee e il produttore Markus Dravs (già con Arcade Fire, Coldplay e Florence and the Machine), produttore che ha fatto un lavoro immenso sull’album, la cui mano è perfettamente rintracciabile nei brani.

La copertina vede i volti dei componenti della band spuntare da un liquido bianco, in versione bambole di cera create dall’artista russo Michael Zajkov. L’impatto visivo che ne viene fuori è decisamente forte.

L’album ha un suono potente, lo si intuisce già dal primo brano “Waste A Moment”, i bassi sono protagonisti in moltissimi pezzi, “Over” ne è l’esempio più evidente, con la sua linea ritmica d’impatto, ma spiccano anche delle interessanti sovraincisioni come in “Find me”, dove le chitarre realizzano un’architettura davvero complessa. Con “Muchacho” le atmosfere vengono scaldate da suoni latini che nella parte centrale vengono arricchiti da un bel solo di chitarra, per proseguire nella dolcezza di “Conversation Piece”. L’album si chiude con la title track “Walls”, brano che si snoda su un ritmo pulsante, tenuto a volumi bassissimi, sopra il quale una chitarra acustica crea delle melodie lente e malinconiche. La chiusura che non ti aspetti da un album così intenso di suoni e ritmi. Una ballad emozionante e per nulla scontata.

Niente di banale insomma per “Walls”, album che segna un altro centro per la band. Un rock moderno, che viene arricchito da un tappeto elettronico, a cui non viene mai permesso di prendere il sopravvento, ma che accompagna le chitarre tenendosi un passo indietro; album in cui trapela qualche piccola sfumatura folk rintracciabile in molti brani. Un disco da ascoltare dall’inizio alla fine, in cui non si percepisce mai la sensazione che ci siano brani messi lì solo per riempire uno spazio, ma in cui è evidente che siano stati collegati tra loro da una linea melodica ben congegnata. Proprio un gran bel lavoro!

Recensione a cura di Egle Taccia