Vincenzo Fasano: Fantastico – la recensione

vincenzo fasanoÈ uscito il 5 maggio 2015 la release di Fantastico, seconda uscita discografica di Vincenzo Fasano.

Di Elena Giosmin

Il cantautore, che aveva già convinto pubblico e critica con il suo disco di debutto, Il Sangue, dopo aver terminato un lungo tour, presenta questo secondo lavoro, prodotto da Stefano Clessi e Davide Simonetta.

Nato a Mantova da genitori siciliani, si laurea “controvoglia” in giurisprudenza a Bologna, forse più attratto dal fervido sottobosco musicale della città che dai codici penali o civili.

A ottobre 2011 esce per Eclectic Circus l’album di esordio, Il Sangue, registrato presso lo Studio NHQ di Ferrara, avvalendosi della collaborazione di Manuele Fusaroli per la produzione artistica (Le Luci Della Centrale Elettrica, Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti), Riccardo Sinigallia, Gionata Mirai e Dino Fumaretto.

Fantastico è il nuovo disco d’inediti. La voce rauca e strozzata che fa pensare a Bugo, gli arrangiamenti complessi, impreziositi da grandi aperture orchestrali e melodie in cui riecheggiano gli anni ’60 e ’70; testi contorti, ritmicamente difficili e dalle immagini oniriche e malinconiche.

Tango, elettronica, oriente, suoni, folk: un cocktail notevole, da cui però emerge un progetto musicale coerente, che segue una logica di melting-pot culturale e musicale, dove la parola ha la meglio, una forte predominanza scenica.

L’album si apre con Il presidente dell’universo: elettronica, canto graffiato, un testo politico e difficile; poi arrivano le chitarre, in un crescendo costante e le parole sofferte si sviluppano, prendono corpo.

L’intro orientaleggiante potente, col gioco di parole del titolo, Armami; poi tutto si spegne e il cantato svetta su un semplice battito di mani, infine il ritornello che riapre e richiama il primo Capossela, portando la canzone d’amore in una dimensione diversa, languida e fortemente emotiva.

Con La mia vita al contrario (primo singolo estratto) arrivano le sonorità rock e il malessere del vivere si fa imprescindibile: “Il dolore fortifica, ma così morirò. […]Vestito così chi volevo impressionare? Lo psicologo, l’assistente, il sociale”

Fantastico, title track dell’album, ha un’apertura orchestrale degna di un successo anni ’60, ma il testo è assolutamente attuale, pieno di amarezza e allo stesso tempo speranza: “la sensazione… succederà qualcosa di realmente fantastico”

Ritmiche potenti, giro armonico molto retrò, anche qui anni ’60, quasi da mala milanese e basso prepotente, sono i suoni di A pugni chiusi a cui segue Devono morire tutti dove l’indie rock si mischia all’ elettronica minimalista.

Bello il riff iniziale di Con gli occhi socchiusi e l’acustica essenziale di Barcellona, rock classico per Titoli di coda e la chiusa di Verso l’infinito e oltre dove una presunta speranza  con quel “Sono felice”, ripetuto allo sfinimento, diventa manifesto di una felicità poco convinta e molto arrabbiata.

Un progetto interessante, non semplice, di cantautorato ricco di contenuti, di cose da dire e messaggi non banali.