Velvet: Storie il nuovo album – la recensione

velvet - storie_cdcover1-630x630I Velvet ritornano dopo cinque anni dalla pubblicazione del loro ultimo lavoro con un album composto interamente da brani inediti

Recensione di Eleonora Montesanti

 Sì. Stiamo parlando degli stessi Velvet che, ormai tredici anni fa, impazzavano in tutte le radio con Boy Band, quel simpatico ed indimenticabile (purtroppo) motivetto che li ha resi famosi. Nel frattempo di acqua sotto ai ponti ne è passata tantissima, la band romana ha continuato a sfornare album, muovendosi in diverse direzioni, fino ad arrivare a Storie, l’ultimo lavoro firmato dal gruppo, uscito nel marzo 2014 e che neanche questa volta è abbastanza forte per sconfiggere definitivamente l’ombra gigante del tormentone.

 Storie, infatti, è un disco di dieci tracce che, a parte qualche eccezione convincente, non lasciano il segno. E’ pulito, elettronico, orecchiabile, a tratti rock, più spesso pop. E’ un minestrone di generi, un insieme di progressioni musicali a volte difficili da collocare e contestualizzare – su tutte la delicata ballata in lingua inglese Goldfinger, posta in chiusura dell’album, la quale è tanto bella quanto fuori posto, sembra appartenere ad un pianeta diverso. In generale non si percepisce una voglia di evolversi, di sporcarsi, di superare limiti o sperimentarsi.

Si parte da Una vita diversa, con l’apporto melodico di Federico Dragogna dei Ministri, la quale ci illustra quel che è un po’ il filo conduttore di tutto l’album: la constatazione del fatto che oggi non ci viene permesso di essere gli artefici dei nostri destini, delle nostre storie. La politica ci uccide l’entusiasmo e ciò si riflette sulle nostre esistenze, sulla nostra quotidianità, sulle nostre relazioni. Segue Scrivimi quello che fai, brano che vede la collaborazione del trombettista Fabrizio Bosso, una ballata interessante, dove i fiati e il ritornello sono complici della riuscita del pezzo. Sulla stessa linea I perdenti e gli eroi, brano che è un crescendo melodico, poiché comincia con una chitarra molto minimale, alla quale si aggiungono strofa dopo strofa anche basso e batteria. Ciò che funziona poco, qui come in tutto il resto del disco, è il falsetto di Pierluigi Ferrantini, che pare forzato e toglie armonia ed emozione.

 Tra i pezzi più elettrici c’è la title track, Storie, una canzone caotica e disordinata che potrebbe fungere da sigla per un cartone animato giapponese di robot che si combattono a vicenda con flash stordenti; non ha uno schema regolare, ma è accompagnata da dei bassi con una potenza pazzesca. E’ in pieno stile Velvet La razionalità, una canzone d’amore nostalgica e arrabbiata, le cui sonorità sono da qualche parte tra l’elettronico e il pop e il cantato risulta ovattato. Profuma parecchio di Subsonica e di già sentito, ma convince.

In chiusura, prima della già citata Goldfinger, c’è Evoluzione. Evoluzione è un cumulo di qualunquismo e luoghi comuni, è un comizio anti-politici sprovvisto di argomentazioni, un susseguirsi di semplicismi che non insegnano niente, ma che colpiscono per la rabbia e la forza con cui vengono espressi (perché al giorno d’oggi questa è una strategia che funziona), come per esempio: meglio un’anarchia di intelligenti che una democrazia di stupidi o dietro i nostri drammi ci siete voi indenni.

Da segnalare c’è anche la cover di Muori Delay dei Verdena (bonus track disponibile solo su Deezer) che, tutto sommato, i Velvet si cuciono bene addosso traendone una versione rinnovata che non è per niente male. Per assurdo sembra il pezzo più sentito del disco, quello con più anima.

 In generale tra l’assenza di un certo vigore comunicativo, di stimoli concreti e di una direzione precisa, secondo me Storie non è un disco essenziale, in compenso è perfetto come colonna sonora per andare in palestra.

VELVET – STORIE

Cosecomuni, 16 marzo 2014

  1. Una vita diversa
  2. Scrivimi quello che fai
  3. La razionalità
  4. Eravamo io e te
  5. Cento corpi
  6. I perdenti e gli eroi
  7. Mentre fuori piove
  8. Storie
  9. Evoluzione
  10. Goldfinger
  11. Muori Delay (Deezer bonus track)

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