Two Monkeys: Psychobabe – la recensione

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Il coraggioso lavoro di debutto del duo italo/berlinese esce per la Kandisky records: Two Monkeys: Psychobabe.

Questo lavoro stupisce per grande inventiva e gusto per le sonorità elettroniche di alto livello. Suoni che vanno dall’industrial all’inquietudine messa su nastro, a volte scanzonati e leggeri, a volte claustrofobici. Ottimo l’utilizzo della strumentazione elettronica e un buon gusto e gestione delle dinamiche, che rende sempre interessante l’ascolto dei brani dall’inizio alla fine, in tutto l’album.

Storto un po’ il naso solo sulla seconda traccia.. un giro di accordi davvero troppe volte sentito e inflazionato, ma forse è voluto. Di gradimento anche l’utilizzo di voci in loop, ora filtrate, ora distorte. I due fratelli, Simone e Michele Bornati, lavorano in simbiosi, e si sente, sfornano suoni alieni e allucinanti, con sapiente uso delle drum machine non sono certo i primi arrivati, una “mano” arriva da Alessandro “Asso” Stefana ( tra gli altri con Vinicio Capossela, Mike Patton..), ma l’intenzione del duo è assolutamente genuina e originale.

Non solo elettronica, chitarre, e anche banjo sono ben presenti e pressanti, mai esuberanti, il tutto si mescola egregiamente e il livello di tensione è sempre alto. Potremmo richiamare Brian Eno, Residents, Clock DVA, ma la sfera è talmente ampia da non poter trovare un vero mentore. Direi un Signor album d’esordio, questo Psychobabe, assolutamente al passo con i tempi, contemporaneo, coerente, mai scontato e condito da buone date nel nord Italia e Francia.