Tuamadre: L’invasione dei Tordoputti – recensione

TuaMadredi Chiara Baini

Dopo due anni di lavoro in studio esce il primo album di inediti dei genovesi Tuamadre. Il titolo, L’invasione dei Tordoputti, richiama ad una leggenda antica che sarà il filo conduttore della narrazione dell’intero album.

Dieci brani più quattro tracce parlate, un mix di reggae, poprock, ska arricchiti da citazioni musicali. Importanti le collaborazioni: la prima con Luigi de Gaspari, alias Mr.T-Bone, trombonista degli Africa Unite ed ex membro di Giuliano Palma & The Bluebeaters. La seconda collaborazione vede impegnato il comico genovese Fabrizio Casalino.

L’intro dell’album ci proietta nella storia portante del disco: un esploratore parte alla ricerca dei Tordoputti insieme ad uno sherpa dallo strano accento simil-africano. La narrazione continuerà in chiave ironica tra un brano e l’altro, arrivando ad una conclusione solo nella ghost track finale (imperdibile!). La prima traccia è She don’t know me, brano coinvolgente in perfetto stile tuamadresco che narra di un appuntamento galante finito male a causa di un imprevisto: la citazione di Gianna Nannini e della sua “questo amore è una camera a gas” è abbastanza eloquente. Il primo singolo del disco uscito l’estate scorsa è Up & down, brano che ha avuto un enorme successo in termini di download. Una melodia anni ’60 che racconta di un povero ragazzo costretto a seguire la fidanzata in un centro commerciale in una domenica di sole. Prezioso l’intervento del comico Casalino con il suo storico personaggio “Mirko”. Nel brano Amici come noi, l’assolo di T-Bone accompagna una ballad riflessiva sul tema dell’amicizia, ovviamente narrata in chiave ironica raccontando del rapporto con Teddy bear, peluches d’infanzia. In Banana Nana, il trombettista del gruppo Stefano Bergamaschi abbandona per un momento lo strumento per diventare la voce del maldestro e malvagio mago Biagio, interpretato in un modo molto teatrale che, oserei dire, per un momento non ci fa rimpiangere il carismatico cantante Naim Abid.

Sembra che in questo album i Tuamadre si siano impegnati per mantenere il loro stile fresco e ironico, ricco di citazioni e giochi di parole, perfezionando le sonorità prettamente reggae e ska. Dopo l’omaggio ai Fab4 in “Tuamadre plays the Beatles”, il gruppo ha osato e il lavoro ottenuto è egregio: un disco divertente, leggero che si presume sia solo l’inizio di una carriera per un gruppo promettente come i Tuamadre.