The strokes: “Future present past” EP – la recensione

The strokes Future present pastOrmai esaltarsi per un disco (stavolta in formato ridotto) degli Strokes è come pensare di  poter andare in settimana bianca in agosto.

di Alessio Cacciatore

Il packaging musicale in oltre quindici anni non ha subito alcune variazioni al contrario di produttori ed etichette discografiche. Ora,  è proprio necessario parlare ogni volta di un primo gran disco risalente al 2001. Quel classic album per lo stretto rapporto minimal rock sotto tutte le forme che lo legava al periodo d’oro della musica indie americana. Roba garage registrata proprio come se fosse suonata in uno scantinato.

Loro continuano ad essere presentabili, giusti e americani quanto basta. Ma i pezzi? La voce di Casablancas non peggiora ma non osa e si imbottisce di effetti di ogni specie. Il tocco corto e cupo, svelto ma compresso degli strumenti rimane una loro prerogativa che, a torto o a ragione, non vogliono scrollarsi  di dosso. Resta un mistero come questi tre brani (il quarto è un remix fatto in casa) siano venuti fuori.

Drag Queen ha un rullante fastidioso. Strofe e ritornello non sembrano appartenersi. L’atmosfera creata dagli archi in questo contesto è cupa e riporta alla mente le produzioni tardo settanta dei Joy Division decisamente fuori luogo. L’assolo accoppiato alla voce di Julian poi è in verità quanto di più inquietante potessero fare.

Oblivius ha un ritornello abbordabile mentre le varie strofe imbambolano gli ascoltatori attraverso gli scambi chitarristici tra Valensi e Hammond Jr. Il doppio assolo  del quasi fine corsa è abbastanza azzeccato rispetto ai gargarismi di Casablancas che sfiorano il ridicolo. Il remix firmato Fabrizio Moretti è più elaborato e pomposo, spinto dalla componente elettronica. Tuttavia l’ossatura del brano resta ovviamente quella.

Threat of Joy, il singolo, apre con un monologo morrisoniano nel quale spesso Casablancas cade. Alla base invece c’è una melodia da balera hawaiana che non sta assolutamente i piedi.

Li ho amati dal primo singolo e ammirati dal primo videoclip. Hanno lanciato un trend ma non hanno mai tentato un rinnovamento artistico nonché musicale. E ora  risultano completamente fuori contesto. Il momento di deporre gli strumenti è arrivato.