The Once: Departures – la recensione

the-once-departuresDepartures, il terzo disco dei The Once, trio composto da Geraldine Hollett, Andrew Dale e Phil Churchill.

di Alex Fumagalli

“Departure”, terzo ed encomiabile lavoro dei canadesi “The Once” ha la meravigliosa forza di una brezza fredda e pulita che dalle gelide coste del Labrador travolge la Vecchia Europa inebriando d’emozione i cuori selvaggi e sentimentali dei devoti del Folk. Ma questo album intenso,delicato e commovente prodotto sotto l’egida della top etichetta Nettwerk Music Group è anche e soprattutto il punto di svolta nella breve storia di “The Gorgeus three parts harmonies” , il giusto lasciapassare per la gloria internazionale e l’eccellente viatico ad inaugurare l’atteso Passenger European Tour autunnale comprensivo di imperdibile data milanese (Magazzini Generali 24 ottobre). Il Grande Nord della foglia d’Acero ha regalato alla musica e di conseguenza al mondo il sublime talento di Neil Young che portò sotto il sole di California e Dixieland le incantevoli lullabyes del freddo Ontario ed ora ci delizia con le prodezze dei “The Once”, questo trio folk bucolico, amato e straconsiderato in patria ( a referto prestigiosi riconoscimenti dai tre Canadian Music Folk Awards alla nomina di Young Artist of the Year), favolisticamente “salvato” da un appassionato mecenate che li aiutò a produrre il secondo album e straordinariamente sorprendente per ricchezza evocativa e completezza armonica. Il canovaccio lo detta la splendida, calda ed attoriale voce di Geraldine Hollett , epigone per capacità di alternare dolcezza, speranza e disperata penombra di antecedenti illustrissimi come Joan Baez, Judy Collins ed Emmylou Harris. A coadiuvarla polistrumentalisti d’eccezione quali Andrew Dale e Phil Churchill che, quando non la seguono a cappella come nella bellissima “The Town Where you Lived”, nè accompagnano la leggiadria con un florilegio di chitarre cristalline, banjos e bouzouki. Quelle che provengono dalla loro personale “Spoon River” di St.John’s ( si scrive Newfoundland Labrador si legge Posto ai confini del Mondo) sono storie di frontiera semplici ed avvincenti di fuoco che cova sotto la brina gelata dell’idillio bucolico ( “We Are All Running”) , di amori di “donne coraggio” dagli istinti pionieristici e mariti assenti ( “Standing At Your Door”) , di sogni a vuoto ( “Sonny’s Dream) mentre la compassionevole,dolcissima Hollet trova persino il tempo di scomodare “IL RE” con un incantevole versione di “Can’t Help Falling in Love”. Il lontanissimo Canada della wilderness non è mai stato cosi’ vicino a noi europei. Sono i delicati ,armonici e splendidi paradossi di una brezza gelata capace di scaldare i cuori e le anime.