Sara Loreni: Mentha – la recensione

sara loreniE anche quest’anno è finito X-Factor, con i suoi inutili cantanti di passaggio e le sue perle perse per strada. Come l’anno scorso con Ceppo & Cipo, i bootcamp del programma di SKY questa volta ci hanno regalato la parmense Sara Loreni, passata alla ribalta dei media per la sua rinuncia a continuare, a favore di un collega concorrente, a suo dire “più meritevole”. Chapeau di Elio e, per quel che vale, mio.

di Elena Giosmin

Non è da tutti rinunciare all’esposizione mediatica che un programma del genere può portare (salvo poi, dato il gesto notevole, ritrovarsi comunque catapultati sulle prime pagine dei giornali).

Dopo un primo EP presentato a Londra e nei locali di tutta Italia, Sara ha realizzato il suo primo album, Mentha: un disco iridescente frutto di ricerca continua e della volontà di evolversi stilisticamente. Anticipato da un minitour che ha toccato Firenze, Roma, Parma e Milano, e dallʼuscita del singolo assolutamente orecchiabile Dovresti alzare il volume, ad ottobre è partito un vero e proprio tour in cui Sara è accompagnata da Martino Cuman (bass, synth) (a cui è anche affidata la produzione artistica), e da Francesco Sgobani (hybrid drum).

Caratterizzato da un suono coerente, molto interessante e “poco italiano”, l’album si apre col semplice beat elettronico rullante (su cui gorgheggia Sara) di La gente. Le stratificazioni sonore poi si susseguono in un crescendo di complicati intrichi di campionature vocali e ritmiche dettate dalla loop  station, ed è questa la cifra stilistica dell’artista.
In  Dovresti alzare il volume un testo ironico e un ritornello accattivante fanno pensare a una giovane Cristina Donà, più spensierata. Seguono la sognante Lontano da qui e la nostalgica Eva. Con Ancora qui e Fuori città l’elettronica è messa da parte per un attimo di semplicità acustica; torna prepotentemente la loop  station in Sei tu, virata a scenari più oscuri e dissonanti. Mi piaci richiama il divertimento degli yéyé anni’60, in Per non far rumore si percepiscono echi ethno chic e infine la conclusione con Viens toi e l’utilizzo del violoncello e un sussurrato testo in francese.

In un’intervista Sara ha dichiarato: “È interessata a fare musica? No, sono interessata a ciò che la musica fa di me”, e sicuramente questo primo suo lavoro rappresenta appieno la visione artistica della musicista.