Il rumore della tregua – Una trincea nel mare : la recensione

IlRumoreDellaTregua_PhotoE’ uscito il 31 marzo il primo lp della band Il rumore della tregua, un album registrato in maniera analogica e ispirato al cantautorato classico italiano e al folk-rock di stampo americano. Il risultato è un insieme di vicende esistenziali e sensoriali raccontate col calore dell’atemporalità.

di Eleonora Montesanti

Una trincea nel mare è il primo disco de Il rumore della tregua, il quale giunge a due anni di distanza dall’ep La guarigione. Prodotto dalla stessa band e dall’ottimo Simone Sproccati, a quest’album si riconosce subito il grande valore di essere stato composto e registrato “alla vecchia maniera”, vale a dire in modo analogico. La percezione di atemporalità che percorre le dieci tracce lo rendono una colonna sonora accogliente e immune dai limiti tecnologici della musica moderna.

Dieci tracce, dunque, che sembrano provenire direttamente da un romanzo di fine Ottocento, uno di quei libroni di duemila pagine che all’inizio fanno un po’ paura, ma che raccontano storie spettacolari e irrinunciabili. Anche il titolo sembra avere un’ispirazione simile: il mare potrebbe essere una metafora del percorso esistenziale dell’essere umano, che per difendersi tenta invano di scavarsi una trincea nel mare, ma che, alla fine, si arrende e adatta i suoi sensi alla natura.

A livello prettamente stilistico questo disco è davvero molto interessante, poiché sembra il frutto di un incontro casuale tra Francesco De Gregori, i Baustelle, gli Afterhours e i Noir Désir. Il cantautorato più tradizionale – fatto di chitarre acustiche e intense vocalità – incontra la poeticità e la cupezza narrativa, e, in base alle emozioni e al loro impatto contro la realtà, si scioglie in accordi sporchi e agitati, oppure nell’ampiezza delle ballate folk.

L’album si apre con un’introduzione che accoglie la luminosità di Niente che il sonno non curi, un brano molto luminoso che descrive un’ideale condizione di serenità.

A seguire c’è la lotta contro la malinconia di Ismaele sogna poco, la vicenda di un ragazzo reduce di una spietata guerra contro se stesso. La malinconia qui appare come una pioggia sottile, quasi impercettibile, ma onnipresente.

Cuore di bue, invece, è la storia di mare per eccellenza: l’atmosfera orecchiabile e il ritmo imprevedibile fanno da sfondo ai pensieri del Capitano Cuore di bue, il quale ha passato la vita a confrontarsi con l’immensità del mare.

Può anche darsi che il mare sia complice del fatalismo e dell’accettazione del giorno della fine, quello di cui si parla in Io e Chaplin (nel giorno della fine), una canzone comunque positiva, con un testo meraviglioso in cui convivono la dimensione personale e quella universale.

Una particolarità che riguarda quasi tutti i brani è l’outro strumentale: questi ampi spazi riempiti solo di suoni che stanno tra un pezzo e l’altro sono necessari per metabilizzare quel che si è appena ascoltato, senza però uscire dal pathos emotivo delle narrazioni. Queste scie melodiche ci fanno sentire sempre cullati come dalle onde di un mare calmo.

Oltre ai fiati, che danno al disco un’atmosfera alla Quentin Tarantino, c’è anche il pianoforte che lascia il segno su Sacra Ofelia, brano che affronta il tema della redenzione e che racchiude in sé una certa sacralità. Al contrario, Zolfo (che giunge subito dopo), è il pezzo più rock e oscuro dell’album, perché non c’è modo migliore per descrivere quella sensazione di sabbia in gola e petrolio in testa.

Il vero fiore all’occhiello di questo lavoro però sta alla fine, si intitola Anonimo natalizio ed è una ballata piena d’amore, poetica e commovente.IRDT_cover_album

Quello de Il rumore della tregua è un album particolare e coraggioso, per il suo linguaggio – sia verbale, sia stilistico – così vicino ad un certo passato musicale, ma così ancorato al presente. Non era facile trovare un equilibrio, perché il rischio era di sembrare già vecchi, a prescindere. Il rumore della tregua ce l’ha fatta, indubbiamente. Non vediamo l’ora di sapere cosa ci riserveranno in futuro.

IL RUMORE DELLA TREGUA è:

Federico Anelli – gola, acustica

Andrea Schiocchet – batteria, cori diaframmatici, percussioni, organi, pianoforte in “Anonimo natalizio”

Marco Torresan – chitarre, regalità

Marco Cullorà – basso, aforismi

Lorenzo Monesi – fiati, percussioni, enograstronomia