Roberto Dellera: Stare bene è pericoloso - recensione - LaMusicarock.com

Roberto Dellera: Stare bene è pericoloso – recensione

DSC_0493Uscito il 15 gennaio 2015, per l’etichetta MARTELABEL con distribuzione Goodfellas/ Believe, Stare bene è pericoloso, il nuovo album di (Roberto) Dellera,  bassista degli Afterhours, arriva a distanza di quasi quattro anni dal disco d’esordio, Colonna Sonora Originale.

Di Elena Giosmin

Stare bene è pericoloso, è, negli intenti dell’autore, un disco rock’n’roll e, in quanto tale, contiene vari elementi: dal pop al rock, dalla psichedelia al folk e al jazz.

Il modo particolare di cantare di Roberto (una sorta di leggera cadenza anglofona, con t marcate e vocali strascicate), classico, come un rimando agli anni di Tenco e dei grandi cantautori, si intreccia a melodie dalle sonorità british anni ’60-’70.

Hanno collaborato con Dellera gli amici (“fratelli” come ama definirli): Rodrigo D’Erasmo, Enrico Gabrielli, Lino Gitto, Andrea Pesce e Roberto D’Azzan.

I testi invece vedono lo zampino di Giorgina Pi dell’Angelo Mai, fucina di creatività e idee che l’autore frequenta e usa come luogo di ispirazione.

L’intero lavoro è permeato da un’anima sci-fi: “La fantascienza mi ha dato la possibilità di parlare liberamente attraverso un’altra persona, ‘un alieno’ o ‘un astronauta’ – racconta Roberto – “un escamotage di spersonalizzazione tipico del  rock’n’roll”.

Apre il disco Il Motivo di Jimmy, una piccola suite autobiografica: “Si chiama Il Motivo di Jimmy perché Jimmy, un mio amico, mi aveva suonato questo riff 15 anni fa in America. Me lo sono ricordato mentre ero a Lecce per una collaborazione con Daniele Silvestri. Il brano è preso da una produzione dell’Angelo Mai (http://www.angelomai.org), a cui ho partecipato, basata su Petrolio di Pasolini”, racconta Dellera a Tobia DOnofrio di Repubblica.

Stare bene è pericoloso, seconda traccia e title track dell’album: “È un pezzo che gioca ad inventare immaginari sonori “s-campati” in aria e nello stomaco, immaginando Luigi Tenco prodotto da David Bowie…” (C’è un immagine di me/Che viene dal passato/E mi fa sentir cosi’/ Un uomo duplicato/Forse farnetico/ Siamo in pericolo/ Se stiamo bene/ Se non siamo noi/ Fai una scelta con me/ Sei una scelta per me).

Con il pretesto di un viaggio ‘onirico’ l’autore coglie, ne La Repubblica dei Desideri l’occasione per definire la ricerca del proprio posto nel mondo. “Da un lato c’è lo stato onirico, drogato; dall’altro c’è il manifesto dell’Angelo Mai: i mari non dividono, ma uniscono, confini non esistono più. Un posto mobile senza padroni, un parco magico.”

In Non ho più niente da dire si cimenta in un duetto con Rachele Bastreghi, dei Baustelle. Sonorità dolci, le due voci si sposano perfettamente, in una decadenza senza tempo e chitarre vintage.

Nel disco anche due pezzi in lingua inglese: Maharaja e The Constituition.

Maharaja, scritto qualche anno fa da Jason Endson, ma mai pubblicato, è tornato in testa a Roberto che lo ha completato, così come gli sembrava naturale, couadiuvato dalle percussioni e tropicalia di Fabio Rondanini, dagli archi orientali di Rodrigo D’Erasmo e  dalla mano ispirata e sensitiva di Andrea Pesce al mellotron. Il featuring del brano è di Nick Chester ex frontman degli australiani Jet.

The Constitution è stato registrato in Inghilterra e ispirato al sound dei Beach Boys e Thee Oh Seas.

Si percepiscono le influenze, totalmente britanniche, che permeano il disco: David Bowie, Radiohead, Manic Street Preachers e su tutti, i Beatles.

L’album è stato presentato il 30 gennaio all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare Milano e a partire dal mese  di marzo DELLERA sarà live in tutta Italia.