Roberta Carrieri: “Relazione complicata” – la recensione

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Esce in Febbraio il nuovo disco di Roberta Carrieri, “Relazione complicata”.

Lei. La cantante.

Una “chiccabbestia” che non si dimentica. Roberta Carrieri vanta un passato forte nel teatro, retaggio che continua a portarsi dietro nei suoi live, senza eccessi, come un elemento accennato ma costante e particolarissimo. Una voce densa e personale, schietta e potente. Una figura decisa che si era già fatta ampiamente conoscere ed apprezzare con il suo primo disco da solista “Dico a tutti così” del 2009. Un personaggio.

Lui. Il disco.

Un concept album sfaccettato e ricco, ispirato dalla lettura del saggio “Donne che amano troppo” di Robin Norwood. Un disco colorato e curato nei dettagli, che vede la partecipazione di Niccolò Fiori al contrabbasso, di Giuseppe De Gregoris alla batteria, di Andy Macfarlane alla chitarra e delle voci piratesche sparse qua e là dei brasiliani Selton e di Aldebran dei Bloody Mary. Dodici tracce ben sistemate che fanno fatica a tralasciare qualche genere. Un’esperienza d’ascolto variegata e divertente, risultato del mix ben riuscito di leggerezza del sound e “popolarità” dei temi. Da non dimenticare il brano finale scritto da Davide Van de Sfroos per la cantante barese.

La relazione. Ovviamente complicata.

Il paradigma è cambiato. Forse abbiamo smesso di cercare di capire “che cos’è l’amor”. Ci siamo arresi. E oggi non ci resta che provare a intuirne le conseguenze, di quell’amore. Non ci resta che indagarne i frutti: belli, brutti, amari o dolcissimi. La Carrieri prova a rispondere alla domanda “Che cos’è una relazione complicata?”, una domanda moderna e facebookiana (se mi si lascia passare il termine). E lo fa con grazia e tenacia. In fondo questa benedetta “relazione complicata” è ormai un’etichetta inflazionata e forse lo è perché, in realtà, nessuna relazione è facile. Che si tratti della città natia dalla quale si “scappa” (“Bari vecchia”) o dell’ennesimo fidanzato fantasma (“Una specie di fidanzato”), che sia dolorosa come un amore tradito (“Unica”) o inaspettata come una proposta di matrimonio lungo la Route 66 (“Cadillac”) o debole come una storia che riesce a vivere solo tre giorni (“Il valzer dei tre giorni”), la relazione è una condizione difficile e meravigliosa, incomprensibile e pazza, dall’inizio alla fine. Richiede forza, dedizione e spesso fa tanto male quanto bene. Perciò. Che sia la storia di una donna troppo disinibita che fa fuggire gli uomini (“Ragazze stupide”) o una ridicola confessione d’amore (“Come Johnny & June”) o una lista della spesa di storie andate male (“Relazione complicata”), che si parli di un amore nemmeno cominciato (“Amtrack”) o della forza di un amore “diverso” (“Ora so”), che sia l’ode al povero cristo che si incontra dopo il grande amore (“Ragazzo metadone”) o il ricordo dolcissimo della voce di chi ci ha dato la possibilità di diventare quello che siamo (“Ninna Nanna Nonna”), le parole e i suoni quando raccontano l’amore sono così, struggenti eppure capaci di provocare sorrisi inaspettati. Perché l’amore è così. E le storie sono così. Bellissime, profonde, tristi, uniche, devastanti, imbarazzanti, fondamentali, rumorose, distanti, soffocanti, appassionate, finite. Le relazioni sono così. Complicate. Buon ascolto.

Da ascoltare assolutamente: “Unica”, “Come Johnny & June” e “Il valzer dei tre giorni”.