Radical Face presenta The Family Tree: The Branches – recensione

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Elena Giosmin

La scena Indie ormai è pop, da parecchi anni. Sempre più gruppi alternativi si fanno strada nelle classifiche, per radio, in tv.

Il che, a mio modesto parere, è solo un bene. La qualità compositiva e musicale è decisamente migliore in questo ambito, anche se ormai si tende ad avere i seguaci o cloni di alcuni artisti, come accade per il pop più “commerciale” o l’hip-pop.

RADICAL FACE è un progetto musicale interessante.

In realtà si tratta di un giovanotto, Ben Cooper, di Jacksonville, Florida, che da solo, più di otto anni fa, decide di creare un qualcosa di assolutamente nuovo: una trilogia di album il cui scopo è di seguire le gesta di una famiglia, fittizia e creata dallo stesso Cooper, i Northcotes, attraverso le generazioni.

«Mi piace raccontare storie e volevo che questo fosse l’elemento principale. Ho esaminato alberi genealogici e studiato un po’ di storia americana per avere qualche riferimento, poi ho attinto dalle esperienze personali e ho unito tutto.»

Nel 2011 esce il primo disco: The Family Tree: The Roots. L’opera è incentrata sulle prime due generazioni dei Northcotes ed è ambientata nell‘800.

Ben registra il disco da solo, nel capanno dietro casa di sua madre a Jacksonville, con strumenti d’epoca.

Nel nuovo episodio della trilogia, da considerarsi la continuazione della storia o un “discendente” del primo lavoro, tornano alcune delle parti strumentali e certe melodie usate nel precedente album per identificare un membro della famiglia.

The Family Tree: The Branches mantiene anche la volontà filologica del progetto, ed è suonato con strumenti che sarebbero stati disponibili in un’epoca compresa tra il 1860 e il 1910.

Chissà perché quando si parla di Indie o Alternative Rock, ci si immagina sempre ragazzotti barbuti, un po’ timidi, con cappelli di lana, giacconi e camicie a scacchi, intenti ad armonizzare su banjos o chitarre acustiche. Il che, ironicamente, in effetti rispecchia parecchio l’aspetto di Ben Cooper.

Riecheggiano, certo, tra i riff di acustica, i violini e gli accordi di piano, Sufjan Stevens (altro pazzo maniaco dei progetti seriali), i Fleet Foxes (senza i potenti cori che li contraddistinguono), Bibio e anche, in alcune parti in falsetto, il Jònsi dei Sigur Ròs.

Sonorità che renderebbero la musica di RADICAL FACE ideale colonna sonora per film da Sundance Film Festival o serie tv di stampo pseudo alternativo. Il risultato di questo lavoro è però da inserirsi in un angolo particolare del mondo Indie, o meglio, Indie Folk.

Se si chiudono gli occhi, mentre si ascolta questo delicato e curatissimo lavoro, si entra in un mondo fatto di campagne polverose, smunti contadini dai pantaloni lisi, immigrati, nuove generazioni di americani. Una colonna sonora sì, ma ben definita, una sorta di albero genealogico musicale, una meta-narrazione. Forse stilisticamente non si discosta così prepotentemente da quello che siamo abituati a sentire, ma l’idea, il concetto che sostiene questa trilogia in divenire, lo rende assolutamente nuovo e fresco, da sentire e risentire.

 

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Ieri sul Corriere della Sera è uscita una bella intervista e articolo dedicata a RADICAL FACE, perchè proprio ieri The Branches è uscito in Italia su etichetta Nettwerk Music Group / Self.