Orfeo: Sangue – La recensione

orfeo Esce il 23 ottobre 2014 SANGUE, il primo EP di ORFEO, moniker di Federico Reale, musicista milanese che con questo extended play si affaccia al panorama cantautorale indipendente.

 

di Alex Fumagalli

Nel mezzo dell’ennesimo autunno del nostro scontento e precisamente il 23 ottobre esce l’interessante “SANGUE” , primo EP di Orfeo . Emulo milanese dell’impareggiabile Prevèrt con vocazione all’amore disperato,tradito ma mai cosi’ irrinunciabile ed altresi’ artista poliedrico dai molti talenti e gusto per il sincretismo di generi e pulsioni sino a spingersi nello sperimentalismo musicale più coraggioso, Orfeo, con cinque delicati pezzi (sonetti ?) entra grazie a “SANGUE” nell’affascinante panorama cantautorale indipendente. L’approccio sofisticato quale comun denominatore, l’amore perduto ma indispensabile per sopravvivere quale protagonista, il ricordo come doloroso antidoto sono i capisaldi della sua poetica dal desolante paesaggio emotivo della title track “Sangue” al cuore gelido di “Neve” ( c’era già passato il grande Fabrizio tramite “i suoi larghi occhi” mentre il sommo Jacques si era fermato alle foglie morte), dalla sofferta lettera al mondo e a “LEI” in “Quella Triste” alla ballata strozzata di “Colore” sino al paradossale funk sepolcrale di “Canzone dell’ Erica”. I rischi dell’autocompiacimento che eleva a problematiche universali amare pulsioni adolescenziali ( un Battisti mal interpretato ) e quello dell’incomunicabilità della sofferenza che diventa incomunicabilità tout court ( un certo De Gregori di facile beva) sono pericolosamente alle porte ma l’esordiente Orfeo sembra evitarli con la fantasia. Poi come diceva quello li “la nostalgia non è più quella di un tempo” e parafrasando De Andrè bisognerebbe sempre aspettare un domani per provarla. Nel frattempo ascoltiamolo con grande interesse .

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