Momo Said “Spirit”: la recensione

Momo Said “SpiritMarco Ottolini

Momo Said “Spirit” 

Una voce rubata al gospel, una voce che sa di fresco. Momo Said ha questo dalla sua parte e riesce a sfruttarlo al meglio. Nato a Casablanca porta con se tutte le influenze di quel posto mescolandole a tutto quello che ha imparato in tutti i suoi anni, tra Ancona, dove è cresciuto, e il mondo, dove è vissuto. Momo Said ruba e ruba bene. Si trova perfettamente a suo agio tra i generi e sembra non avere paura di dimostrarcelo. Da novello Robin Hood porta con sé echi del classico Bob Marley e strizzatine d’occhio anche al più commerciale Jack Johnson. La sua voce versatile gli permette di  divertirsi all’interno dei pezzi e questo lo rende simpatico pure a noi. E ci viene voglia di starlo a sentire. Parecchie canzoni hanno quella forza che solo la leggerezza riesce a dare.  In “Seeds” diventa quasi un crooner su una base reggae, mostrando anche una versatilità parecchio convincente. In “Loohide” l’apertura con una chitarra quasi rock lascia a bocca aperta e, quando il cantato inizia, l’atmosfera diventa ancora più magica. “Met On Phone” fa venire voglia immediatamente di ballare, un pezzo funk leggero e senza troppe pretese, con dei gran fiati. Ogni brano, poi, viene associato a uno strumento in particolare, che ha maggiore risalto all’interno del pezzo stesso, rendendo l’ascolto ancora più intrigante. Ce ne sarebbero di cose da dire su “Spirit”, dal coinvolgimento di diversi artisti nel disco (dai fratelli Costa (Quintorigo) a Tommy Graziani) fino alla produzione davvero molto eterogenea (se ne occupa Doktor Zoil), ma, anche se può sembrare banale, la cosa migliore è ascoltarlo. Sdraiati sopra l’erba e senza troppe pretese. Anche se l’autunno è alle porte.

 Marco Ottolini

Track List

 

1- Spirit

2- Close My Eyes

3- Father’s Love

4- Wild Dirty And Wrong

5- War Is Over

6- Seeds

7- Loohide

8- Met On Phone

9- Heloise

10- Stardust In The Wind

11- Agnese