Mirco Menna: Il senno del pop: la recensione

Il senno del pop è il nuovo lp di Mirco Menna, frontman de Il parto delle nuvole pesanti. E’ un disco poliedrico e variopinto dove ogni canzone racconta una storia diversa. 

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

Ogni uscita discografica in cui è coinvolto Mirco Menna è una sorpresa. Nel suo lungo percorso artistico, tra carriera da solista e collaborazioni, il cantautore bolognese ci ha sempre regalato dischi che sono entrati nelle nostre teste e nei nostri cuori in punta di piedi, ma che risultano essere indimenticabili per il loro infinito spessore. 

Il senno del pop, il suo nuovo disco da solista, non è da meno. Dieci tracce che si auto-sostengono, che viaggiano indipendenti l’una dall’altra tra sfumature sonore ed emotive. Se vogliamo proprio cercare un collante che le tenga insieme, queste canzoni, è sicuramente la capacità di amplificare le emozioni, grazie all’originalità delle liriche e a giochi armonici e melodici molto saggi. 

Questo viaggio tra fotografie a forma di canzone inizia con Portati da un fulmine. Con un titolo così ci si aspettano sonorità cupe e temporalesche, giusto? E invece no. Il disco inizia catapultando l’ascoltatore su una qualche isoletta sperduta del Centro America, dove ukulele, fiati e percussioni rassicurano sul fatto che diventare adulti non è poi così terribile. Tutt’altro. 
Il secondo brano è Arriverai, la canzone per eccellenza dell’amore compiaciuto: l’introduzione musicale è così lunga perché rappresenta la pazienza che occorre per vagheggiare un amore compiuto (parola dell’autore). 
Si procede con il nuovo singolo estratto da Il senno di pop, ovvero Così passiamo, arricchito dalla voce di Silvia Donati. Questa canzone è squisitamente minimale e si basa tutta sull’alternanza delle vocalità, che intanto riflettono sull’umana transitorietà. 
Sole nascente, invece, è una vera e propria narrazione: un personaggio del famoso quadro Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza Da Volpedo prende forma, vita e sceglie una direzione. 

Con il brano seguente, Il descaffalatore, si apre una magnifica parentesi sull’influenza di Giorgio Gaber sullo stile e sulla scrittura di Mirco Menna, che ritorna a gran voce nella title track Il senno del pop (brano, ovviamente, con una struttura anti-pop) e che culmina in una citazione direttissima: una cover molto sentita e commovente di Chiedo scusa se parlo di Maria, posta proprio in coda all’album. 
Questo trittico – indipendentemente da Gaber – insieme al brano live Da qui a domani (una dedica al mercato) rappresenta ciò che di meglio si possa ascoltare in questo disco. 

Mancano all’appello soltanto due brani: Ora che vai via, una milonga lenta, un vero e proprio canto per gli addii definitivi, e Prima che sia troppo tardi (con Zibba), una canzone “moderatamente ottimista” che mi ha ricordato vagamente Daniele Silvestri.

In generale si può dire che Il senno del pop sia un disco che vale la pena ascoltare molte volte con attenzione, ma soprattutto con curiosità: è pieno di stimoli alla riflessione e all’emozionalità, è una vera e propria palestra per l’immaginazione.