Mimosa: La Terza Guerra – la recensione

mimosaLa Terza Guerra” è prodotto artisticamente da Leo Pari e uscito il 25 settembre per Gas Vintage Records ed è l’album di debutto di Mimosa

di Elena Giosmin

 

Mimosa Campironi è un’attrice di cinema e teatro di 28 anni, originaria di Pavia. È stata “Giulietta” per Gigi Proietti, è stata “Elisa” per Davide Toffolo, ed è stata tante donne in diversi ruoli, per il teatro, per il cinema e per la tv. Oltre alla carriera di attrice, ha intrapreso anche un percorso di cantautrice e musicista.
Il suo disco d’esordio si chiama La Terza Guerra: è un album autorale, con moltissimo da dire.

È raro che una donna si metta così d’impegno per raccontare l’universo femminile, che va oltre allo scontato e trito mal d’amore. Le donne descritte da Mimosa sono appassionate, intelligenti, sarcastiche e critiche della società in cui vivono.
Mimosa filtra attraverso il proprio sguardo il mondo e lo racconta: dalla droga alla violenza sessuale, dall’amore sbagliato (sì, c’è anche quello) alla difficoltà di trovare un proprio posto.

La Terza Guerra è una grottesca e serrata riflessione sulla vita di una donna di quasi trent’anni in una grande città: il correre, le difficoltà economiche, l’apparenza, gli amori perduti, ritrovati, fasulli, la voglia di capire, di scoprire. Tutto è vissuto in un vortice di parole e suoni che alternano le sonorità dissonanti e concentriche della title track, di Gli Effetti o di Voglio Avvelenarmi, all’intimismo romantico di Arance e Fame d’aria e alla riflessione mischiata all’eleganza stilistica di Bambole o Il Ragazzo Sbagliato.

Ci sono anche canzoni difficili in questo album, testi che arrivano come pugni nello stomaco per la loro crudezza e volontà di racconto brutale: è il caso di Fakhita, sulla realtà difficile e “diversa” di chi vive ai margini della società comune, o anche di Non Ero Io che racconta la violenza del quotidiano trasformato in mostruosità.

Nel complesso un lavoro interessante, che si inserisce in un ambito di musica d’autore piena di significato, con una musicalità fatta di ricerca e volontà di dire cose scomode.