Migaso & i Briganti: Luminescenza – la recensione

migaso_i_briganti_luminescenza.jpg___th_320_0Alex Fumagalli

MIGASO & I BRIGANTI : LUMINESCENZA. DALLA FRANCIA IL NUOVO ILLUMINISMO DEL ROCK ITALIANO.

Avere un’idea sarà pure come accendere la luce in una stanza disordinata sostenevano amaramente i filosofi illuministi ma Migaso & i Briganti , band cosmopolitan-parigina fautrice di un rock ambiziosamente italiano ci provano con esiti sorprendenti nella loro seconda ed interessantissima opera : “Luminescenza”. La Francia, per dirla alla Charles Trenèt è sempre stata una Douce France con gli artisti italiani che nell’Esagono hanno spesso trovato piena cittadinanza e onori altrimenti negati nel Belpaese ( si pensi a Giorgio Conte, fratello carneade del grande avvocato di Asti o al ferroviere Gianmaria Testa)  e non poteva esser meno generosa con Migaso, al secolo più prosaicamente Antonio Martino, paisà di seconda generazione con nonni calabresi e anima e leader della band di “Luminescenza”. La formazione di questo leader poliedrico e dai più svariati talenti (ha persino sacrificato le gambe alla nobile arte pedatoria come ex promessa del calcio) è quella tipica del bulimico musicale, coltissimo e sperimentatore per indole : si è abbeverato alla fonte di mostri sacri come Hendrix e B.B.King, ama i virtuosi alla Satriani , non disdegna inevitabilmente i grandi cantautori alla De Andrè o le rock band italiche alla Litfiba (che battezzarono ufficialmente lui e i suoi Briganti in un live parigino) e riconosce orgogliosamente i T-Rex , antesignani del punk con il loro glam-rock dissacrante come padri putativi. Sin dalla title-track intrisa di speranza, energia dissacrante e vena anticonformista di quest’opera seconda ambiziosa e complessa che si rivolge più alla mente (che deve essere ovviamente aperta) dei fruitori più che alla pancia si evince tale background composito che sfocia in una cifra stilistica e poetica di sorprendente originalità, giocata sull’alternanza tra picchi adrenalici e momenti di quieta disperazione.
Già detto della concept song d’apertura , invocazione di luce che salvi questo mondo incomprensibile inaugurata da un ritmo elettronico spiazzante, possiamo trovare altresì un’amara constatazione d’impotenza nella bella ” Rosa Nera”, non semplice canzone di un’amore perduto o inconfessabile ma di un’amore sfiorito ,ucciso dalla routine e dal male della banalità ( gira e rigira ci si ritrova in un divieto , divieto di essere felici verrebbe da chiedere?) , amaro epilogo di una passione consumata, pure troppo, tanto da essere ingrigita e finanche annerita dalla quotidianità, l’anelito di una libertà negata da una metaforica ( o anche reale) prigione dell’anima e del desiderio è invece il tema della claustrofobica “Inferno”, sempre di libertà e di riscatto da una vita controvento si parla in “Marie-Angela” , ritratto di un’anti-eroina, una delle tante, dei nostri giorni. Come ribellarsi e quindi sopravvivere (indispensabilmente diventate tautologie) ? Una risposta può venire dalla dialettale “Brigante” ( in un sorprendente calabrese) , omaggio al ribelle con o senza causa per antonomasia a cui le donne doneranno sempre un sospir ( la “fimmina” in questo caso) o dalla surreale via di fuga di “Voglio andare sulla luna” , che emerge dal mare che una volta guardavamo semplicemente danzare (ancora monsieur Trenèt) ed ora ci offre semplicemente una beffarda ed irrangiungibile soluzione ma a suo modo anche una luce. Se non è Luminescenza poco ci manca! Migaso e i suoi Briganti sfidano con il loro rock italiano il mondo di oggi ed il suo conformismo, e pazienza se la gestazione dell’album ,Migaso dixit, “è stata difficile come di dipingere la Monna Lisa”. Magari arriverà una risata (enigmatica) che vi seppellirà !