Margherita Vicario – Minimal Musical : la recensione

margherita vicarioMinimal Musical è il sorprendente disco d’esordio della giovane attrice e cantautrice Margherita Vicario, uscito per l’etichetta indipendente Fiori Rari e prodotto da Roberto Angelini e Daniele “Coffee” Rossi.

di Eleonora Montesanti

E’ un esordio vulcanico, quello della giovane cantautrice romana Margherita Vicario, che con Minimal Musical ci scaraventa nella testa frenetica, disordinata e pulsante della protagonista delle storie che lo compongono. Sì, Minimal Musical è un disco fatto di storie, nove per la precisione, in cui la musica si contamina con elementi teatrali e recitati per solleticare l’immaginazione di chi le ascolta.

Il filo narrativo che le unisce, in sostanza, è quello che cuce con cura tutto quel vivere che galleggia tra la brusca fine di una relazione e l’inizio di un’altra, non considerando però questa fase come un semplice momento di passaggio, bensì come un percorso formativo per imparare a stare bene con se stessi.

Si comincia da Datti un morso, brano che si sviluppa in una crescente atmosfera country – dove fin da subito si percepisce il contributo di Angelini, il quale riesce a valorizzare appieno l’espressività della Vicario in tutto l’album – e che racconta della scoperta di un tradimento. Dopo la rabbia (e una sbronza assolutamente necessaria) arriva la reazione: sono forte anche da sola.

Con questa consapevolezza, Lei (la protagonista) se ne va In ufficio e prova a buttarsi a capofitto nel lavoro, perché la vita continua. Un rock dal gusto un po’ retrò fa da sottofondo a una sceneggiatura frenetica in cui Lei sbatte – come le mosche contro il vetro – contro un lavoro frustrante e senza stimoli, nei confronti del quale è inutile accanirsi.

Per ritrovare un po’ di lucidità, allora, Lei si accoccola sulle ginocchia della nonna, nel valzer nostalgico di Frollino, dove violoncello e lapsteel evidenziano la saggezza malinconica dell’anziana signora che, tra un sospiro e l’altro, ancora si ricorda di quel primo amore, impossibile da dimenticare.

Ma, anche questa volta, l’importante è reagire. Lei e la nonna, infatti, se ne vanno Al vernissage in un clima allegro e frizzante, dove – con enorme sorpresa di Lei – ci si diverte, genuinamente, senza badare all’apparenza o incastrarsi in futili gare di superiorità.

La testa della protagonista non si ferma un secondo. Anche durante la fase onirica, infatti, costruisce castelli e li distrugge. Il sirenetto è un pezzo trasognato e ovattato, fatto di incontri sovrannaturali apparentemente salvifici, con delle percussioni delicate che danno la sensazione di avanzare a piccoli balzi sulle nuvole. Sotto alle nuvole, però, non c’è alcuna sostanza. E dunque sprofondare fino agli abissi è un attimo: i cori del ritornello, estremamente ventoso, ricordano il richiamo delle sirene di Ulisse. Un brano affascinante, ma pericoloso.

E proprio da questa volontà di essere cauta nasce Per un bacio, un pezzo squisitamente pop, dove, nel momento di un nuovo incontro, la voce narrante dialoga apertamente con le sue paranoie. Paranoie che si potrebbero benissimo sciogliere con un bacio, rimandato senza ragione.

I rimpianti, però, fortunatamente durano poco. Se riesco parto, infatti, è un pezzo in cui si intravede la speranza e in cui Lei riesce a liberarsi dall’ansia, concedendosi un po’ di necessaria spensieratezza. E’ la storia di un viaggio, volto ad auto-incoraggiarsi, per riprendere fiato, per smettere di fossilizzarsi sulle cose e per guardare – e soprattutto guardarsi – con nuovi occhi: poi, se arriva anche l’amore, tanto meglio.

Minimal Musical è un disco pulsante, energico e molto ben suonato. Le sue sonorità sono variegate e ben amalgamate nell’apparente caos frenetico che sembra dominare la testa della protagonista del disco, la quale, in realtà, in questo caos ritrova il suo ordine e il suo equilibrio, scaturito da quel vivere appieno ogni situazione.

Margherita Vicario si rivela un talento originale, coraggioso, estremamente semplice e genuino. Con Minimal Musical ci dimostra che la musica e lo spettacolo possono coesistere anche dentro a un disco, anzi, addirittura possono sostenersi a vicenda, confezionando qualcosa di prezioso.