MARCH DIVISION: POST MERIDIAN SOUL – la recensione dell’album

download (6)MARCH DIVISION – dopo l’ep, arriva l’album: POST MERIDIAN SOUL

Di Francesca Moli

Non so voi, ma a casa mia, l’unica cosa che si sveglia carica la mattina, è la batteria del cellulare. Personalmente, non parlo neanche con me stessa, se prima non ho bevuto il caffè. Ma scommetto che anche per voi la prima cosa da fare, è accendere lo stereo o la radio. Per quanto mi riguarda, io premo il tasto play della mia compilation “Wake Up”, che comprende: Turbonego, The Hives, Danko Jones, N.I.N. e altri. Sicuramente non si tratta di musica estrema, ma trasformerebbe comunque i capelli di mia madre, nella copia di quelli sfoggiati da Einstein.

Confesso che, da qualche tempo, fanno parte di questa compilation, anche i March Division.

Premessa doverosa e onesta: niente di nuovo sul fronte occidentale. Il quartetto milanese, composto da Andy Vitale (voce, chitarra e produzione), Emanuele Platania (batteria), Mattia Pissavini (tastiere) e Stefano Lai (basso e produzione), pesca a piene mani dalla tradizione rock/elettronica britannica. Ma nonostante l’affermazione che ho appena fatto, i March Division hanno un che di fresco e irresistibile. Post Meridian Soul, il loro secondo lavoro, è bello e coinvolgente dall’inizio alla fine. Potreste ascoltarlo di continuo, senza mai stancarvene.

Un mix, di rock elettronico e dance, diverso rispetto al precedente “Radio Daydream”, influenzato molto di più dall’ indie inglese. Il primo brano, Night Fare, come le altre tracce iniziali, ci accoglie subito con un vortice di suoni sintetizzati che ci fanno capire chi abbiamo davanti. Questo cd è autoprodotto, e ci colpisce la raffinatezza di suoni e arrangiamenti, cosa che ci aspetteremmo più da un gruppo navigato. Post Meridian Soul non ha nulla da invidiare alle produzioni delle cosiddette Major.

Nella quarta traccia, Dig It, una di quelle che amo di più, a farla da padrone, è la sezione ritmica. Mi vengono in mente gli Orgy, band elettronica/industrial/rock di fine anni ’90, che ho amato molto. Certo, prendete con le pinze questa affermazione! I March Division, non sfociano nel metal come gli Orgy, ma ne condividono il massiccio uso di tastiere, e quei suoni cupi, tipici della New Wave britannica (New Order, Joy Division e Depeche Mode). Right On My Way, prende il via con un ritmo basico. Composto, anche in questo caso, da basso e batteria, man mano, viene arricchito dai suoni degli altri strumenti ed esplode in uno di quei ritornelli, capaci di restarti in testa per ore.

Hi-Volt è…..io non riesco a smettere di muovermi, per colpa del suo ritmo, che potremmo definire house. Se chiudo gli occhi, posso immaginare i miei amici che ballano incessantemente sulle sue note. Old Man Knocking, con quel suo dub pesante, potrebbe provenire da qualsiasi appartamento o club di Camden Town, a Londra. Una menzione speciale, la vorrei “regalare” alla voce di Andy Vitale. È limpida, bella, a volte sensuale e si trasforma di brano in brano. Post Meridian Soul è un lavoro dal suono cupo, dove la luce fa spesso capolino. E sono certa che questa luce riuscirete a percepirla ad ogni ascolto.

….Ho bevuto il caffè. Sono pronta per andare a lavoro, sulle note di Water, la canzone che chiude il disco. Un’altra delle mie preferite. Spero vivamente, per la mia dignità, di trovare posto a sedere in metropolitana. Se restassi in piedi, potrei iniziare a ballare.

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01. Night fare

02. Suburban rust

03. Friday will come

04. Dig it

05. Downtown devil

06. Right on my way

07. Rust’n’dust

08. Hi-volt

09. Old man knocking

10. One of ten

11. Morning junk

12. Time won’t wait

13. Sell-by date

14. Water

 

ANDY VITALI (Vocals, guitars, bass, synths,programming & production)

EMANUELE PLATANIA (Drums, percussions & drum machines)

MATTIA PISSAVINI (Keyboards, synths & production)

STEFANO LAI (Bass, synth bass, programming & production)