Marc Carroll: alla (ri)scoperta del cantautore irlandese

marc carroll Alla (ri)scoperta di Marc Carroll, the lost songwriter. One Little Indian ripubblica in versione rimasterizzata con B-side e rarità i primi quattro lavori del cantautore che si è conquistato l’ammirazione di Bob Dylan

La One Little Indian ripubblica il 21 gennaio 2014 la preziosa raccolta dei primi quattro lavori di Marc Carroll ( “Ten of swords”, “World on A Wire”,”All Wrongs Reversed” e “Dust of Rumour”) opportunamente rimasterizzati ed arricchiti di versioni live,radio session, b-sides e chicche inedite per collezionisti seriali, l’occasione per (ri)scoprire questo lost songwriter dublinese trapiantato nella fatua Los Angeles . Per conferire piena dignità autoriale a Marc Carroll , già legittimato a suo tempo dal prestigioso endorsement di sua maestà Bob Dylan in persona (solitamente parco di investiture se si eccettua il leggendario svezzamento lisergico dei Beatles) ma lo sforzo encomiabile della piccola casa di produzione Indie consente di riportare alla ribalta un autore dal multiforme ingegno troppo spesso confinato nella nicchia di appassionatissimi carbonari del rock o soli addetti ai lavori. Ascoltare questa antologia significa addentrarsi nella poetica di un dublinese fiero e malinconico che riallaccia, qualora si fossero mai recisi, i legami tra la ballata irlandese ( l’instrumental “Tired old souls” è un vento che arriva direttamente dalla terra di Joyce), antica madre, e i suoi figli : la musica americana degli ultimi quarant’anni. Si naviga a vista ma con mano saldissima tra il folk, il country ed il rock classico senza eccedere in lirismi superficiali e mantenendo una sorprendente cifra originale . “Gates of Heaven”, oggetto dell’innamoramento del menestrello di Duluth è puro Zimmerman per voce nasale , epos romantico e tocco mistico, “Satan, your kingdom must come down” è un salto nei tempi eroici del country non ancora contaminato da venature reazionarie , “Love will rule our hearts” ha la forza del sound westcoastiano degli Iron Butterfly ( e pazienza se la California di Carroll non sarà mai più “Gaddadavida”) fino ad arrivare all’esplicito omaggio di una lenta e dolce ” For what its worth”, struggente elegia degli anni della contestazione, pezzo manifesto di un epoca scomparsa e anello di congiunzione tra l’all stars band dei Buffalo Springfield e i prodigi dei CSN & Y passando per i Byrds. C’è giusto il tempo per accoccolarsi con gli echi di Simon & Garfunkel di “Mrs Lullaby” ed il nostro ci sorprende tornando momentaneamente nella vecchia Europa con il pop british di “Crashpad” e una “Love and gold” che ricorda la disperata preghiera degli Smiths passando persino per l’impegno politico di “Senor ( tales of yankee power)” con Billy Bragg alla finestra. Marc Carroll, lost songwriter irlandese- losangelino di culto, in un mondo, quello della musica, dove quasi niente si può ormai creare ma conta riassemblare la materia qualcuno potrebbe comunque dargli del manierista. Manierismo si, ma di altissimo livello.

Alex Fumagalli

More info: www.marccarroll.com