Manuel Rinaldi: Faccio quello che mi pare – la recensione

12390884_415081018682283_4039689010866585970_nFaccio quello che mi pare è sia un titolo, sia una filosofia di vita per Manuel Rinaldi, cantautore rock emiliano che si approccia alla musica con liriche e sonorità dirette e provocatorie. Questo disco, il secondo della sua carriera, vuole essere uno scossone, un invito a rimanere lucidi. 

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Ispirato dalle atmosfere del rock italiano degli anni Ottanta e Novanta, vedi Litfiba o Vasco Rossi, Manuel Rinaldi non ha peli sulla lingua, quando grida con convinzione: Faccio quello che mi pare.
E’ questo, infatti, il titolo del suo secondo disco, uscito a distanza di un anno dall’album d’esordio e nato dall’urgenza di riprendere in mano la possibilità di scegliere come vivere la propria vita.

L’artista emiliano è diretto, ironico e provocatorio e prende di petto molte questioni spinose che riguardano la nostra società: il monopolio dei soldi, uno Stato corrotto, l’utopia della ricerca della felicità in Inghilterra, i rapporti di convenienza, le vacanze ad agosto sempre nel solito posto.
Tra i suoi interlocutori, però, non ci sono soltanto questi fattori esterni, ma anche la sua coscienza, che sprona a rimanere lucida e autentica, per non ritrovarsi assopita nei disagi quotidiani.

Insomma, Faccio quello che mi pare è un disco che trasuda rabbia e istinto, ma anche genuinità. La miscela di questi sentimenti crea un vortice potente, che fa indubbiamente venir voglia di alzare il culo dal divano. 

TRACKLIST

  1. Lo stato dei soldi
  2. L’ultimo giorno
  3. Faccio quello che mi pare
  4. La tua faccia come quella di Courtney
  5. Il mio avatar
  6. Non ho capito
  7. Compro un volo per la libertà in Inghilterra
  8. Non far finta di niente
  9. La gente giusta
  10. Lo fai per il mio bene?
  11. Stanco degli dei

La foto nell’articolo è di Benedetta Taddei.