Mambassa: Non avere paura – la recensione

mambassaDopo alcuni anni di silenzio, finalmente i piemontesi Mambassa ritornano con un nuovo disco, Non avere paura, uscito al compimento del ventesimo anno di carriera. Non avere paura è un disco che ridà significato al pop d’autore.

 

 

 

di Eleonora Montesanti

 

LP dei Mambassa è uno dei dischi più importanti della mia vita. L’ho ascoltato decine, forse centinaia di volte, fino a consumarlo. E’ stato dunque bello, per me, scoprire che, grazie a questo nuovo lavoro, potevo smettere di vivere nel passato.

Non avere paura, infatti, è un fulmine a ciel sereno in cui Davide Sardo, Fabrizio Napoli (che ci ha messo tutto se stesso prima di lasciare il gruppo ed essere sostituito da Gigi Giancursi, ex Perturbazione) e soci trasformano un viaggio introspettivo guidato dalle paure più intime in un’arma potente e concreta con la quale provare a sconfiggerle o, quantomeno, ad accettarle.

In queste otto tracce in equilibrio tra melodie e contenuti, infatti, è come se il mettersi totalmente a nudo non comportasse debolezza o instabilità, ma forza. La delicatezza e la dolcezza degli arrangiamenti, volutamente mai troppo impattanti, valorizzano i contenuti e li trasformano in un flusso di emotività, a tratti doloroso, a tratti liberatorio.

Questo gioiellino di pop d’autore inizia con un brano, Melancholia, che ribalta la prospettiva dell’amore salvifico: non è la verità, dunque, che ci salverà, e nemmeno un eccesso di consapevolezza. C’è un forte sentimento di disillusione che si trasforma in impotenza ne Il centro dell’universo, dove prevalgono lo smarrimento e la difficoltà di orientarsi nel momento in cui, di fronte alla grandezza dell’universo, non ci riconosciamo e non sappiamo qual è il nostro scopo.

La title track, invece, offre una soluzione, forse precaria, per smettere di annaspare: stare concentrati sul presente e cospirare contro la realtà. Il ritornello recita: sopravviverai quando imparerai a non aver paura di quello che già sai.

Altro tema centralissimo di questo album è il rapporto amoroso, in tutte le sue sfaccettature. Dormi con me è una ninna nanna, armoniosa solo in apparenza, poiché cela l’incertezza del lasciarsi andare nell’intimità, soprattutto tra due sconosciuti. Una relazione, invece, è un meraviglioso connubio “schiena contro schiena” tra dolcezza e insicurezza: se questo sono io / e io non cambio mai / ci pensi a quanti desideri non avvererei?

Dalla prospettiva opposta si sviluppa L’altro, il brano più particolare e cupo di Non avere paura, poiché la forma canzone appare meno classica, con un ritmo discostante rispetto alla voce. Qui si analizza la prospettiva dell’altro, appunto, che si ritrova a subire una situazione e si rifugia nel pensiero consolatorio di essere speciale, di essere ciò che manca, di essere la miccia per qualcosa che, prima o poi, forse succederà.

Il fiore all’occhiello di questo disco si intitola Particelle ed è una delle canzoni più dense di poesia che mi sia capitato di sentire ultimamente. Ogni ascolto è la scoperta di un nuovo dettaglio: questo è un brano davvero prezioso, è rassicurante sapere di poter ascoltare e sviscerare queste sfumature ogni volta che si vuole.

Per non parlare poi del ritornello (parentesi: i ritornelli sono il punto forte dei Mambassa, nessuno li valorizza come loro): quanto è liberatorio sfogarsi gridando “Non va” insieme a Stefano Sardo, qui all’apice della sua espressività!

In chiusura, invece, c’è una ballata molto particolare, pianocentrica e delicata, intitolata Rumblefish. Nella sua genuinità rivela il dolore per una perdita, annegato nel tentativo di rivedere chi abbiamo perso riflesso dentro di noi, o nella musica, che ha sempre la capacità di amplificare le emozioni.

E allora si può dire che questo è un disco che aiuta a mettersi a nudo, ma senza sentirsi deboli.

In generale i Mambassa ci hanno regalato l’ennesima conferma del loro valore artistico: il loro pop così curato, così attuale, così qualitativamente puro ed elevato, ridona il giusto valore al termine, che oggi, per assurdo, siamo abituati a utilizzare in maniera quasi dispregiativa.

Se la radio passasse i Mambassa il mondo sarebbe indubbiamente un posto migliore.