Lucio Corsi: Bestiario musicale – la recensione

Lucio Corsi, giovane cantautore toscano, torna con un disco di otto canzoni i cui protagonisti sono gli animali notturni dei boschi della Maremma. Il risultato è un mix delicato tra musica, favola e metafora.

di Eleonora Montesanti

Lucio Corsi è tornato. Già di per sé questa è un’ottima notizia, perché il suo Altalena Boy / Vetulonia Dakar è stato uno dei dischi più interessanti e strampalati degli ultimi tempi. Da allora sono passati due anni e basta guardare la copertina di Bestiario musicale per capire che il giovane cantautore toscano è pronto a lasciare il segno un’altra volta con la sua fantasia mirabolante.

Il nuovo lavoro, infatti, è un insieme di racconti brevi musicati ispirati agli animali selvatici che popolano il luogo d’origine del cantastorie Lucio Corsi: la Maremma toscana. I protagonisti di queste vicende sono dunque una volpe, una lepre, un’upupa, un cinghiale, una civetta, un lupo, una lucertola e un istrice, scelti e raccontati per le loro caratteristiche fisiche e comportamentali e inseriti in storie bizzarre, fantasiose e intrise di metafore. La musica è essenziale e delicata.

Il disco si sviluppa in un bosco, di notte, e il primo animale che ci appare di fronte è una volpe multiforme che si relaziona alla sua famiglia, al suo ambiente e all’uomo. Il pianoforte qui suona su più strati, come se si rincorresse.
Il secondo brano ha come protagonista una civetta, animale che non sempre viene considerato di buon auspicio: è il gatto nero del cielo. Il suo punto forte, però, sono i suoi occhi, potenti come un faro, potenti come due soli.
La lepre, invece, si diverte a sbeffeggiare l’uomo sotto ai baffi, perché le è bastato un salto per arrivare sulla luna prima di lui. Il tappeto sonoro qui è formato da una chitarra acustica e una tastiera che sembra saltellante, appunto.
Per l’upupa (mezza zebra, mezzo uccello, con la cresta sulla testa e un microfono da becco) il bosco diventa un raduno punk: galline con la cresta, calabroni che fanno musica elettronica e alberi coi capelli verdi ascoltano lo strano uccello fare un presagio sulla città che si avvicina sempre di più.
Il lupo, poi, è un brano necessario:  ci voleva una canzone che spiegasse il vero significato dell’augurio In bocca al lupo!, perché ci salva tutti quanti.
E quando mai qualcuno aveva pensato a una canzone dedicata a un riccio (sia di terra, sia di mare) troppo cresciuto? L’istrice è il pezzo più geniale di Bestiario Musicale: qui Lucio Corsi pone al centro dei suoi viaggi mentali gli aculei: e se la bellezza dei fiori fosse nelle spine e non nei petali? Gli istrici, da questo punto di vista, sono animali davvero fortunati.
Si arriva alla fine mettendosi dei panni di due animali diversissimi tra loro, ma uniti in questo disco dall’essere posti in forme canzoni piuttosto insolite. Il cinghiale è basato principalmente sulle percussioni e risulta poco melodica. Ciò non è un difetto, bensì è la colonna sonora perfetta per l’animale che viene considerato la bomba del bosco! La lucertola, invece, sembra un annuncio di un vecchio cinematografo: Lucio Corsi spiega al megafono che le lucertole hanno fatto un accordo con le case, perché non possono andare in spiaggia. Ma voi lo sapevate che le lucertole, in realtà, sono dei draghi che si sono adeguati alla mancanza di spazio?

Non credo serva altro per descrivere il favoloso immaginario delle storie di Lucio Corsi. Dico solo che ogni tanto evadere e fare un giro nella sua testa è un toccasana. Quando la musica stimola la fantasia, il risultato non può che essere incredibile.

Vi consiglio caldamente di dare un occhio anche al sito di Lucio Corsi, poiché è ricco di contenuti meravigliosi.