Luca Bash: Oltre le quinte – la recensione

Oltre le quinte è il nuovo album di Luca Bash, un’opera “collettiva” dedicata ai musicisti che hanno collaborato al progetto.

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

Oltre le quinte, il nuovo album di Luca Bash, vuole raccontare quello che c’è oltre il palcoscenico. Oltre alla realtà e alla quotidianità, ci sono anche i musicisti con cui il cantautore condivide non solo il palco, ma anche aspetti professionali e relazionali della sua vita. 

Oltre le quinte, dunque, nasce proprio per ringraziarli: ognuno di loro, nella fase più creativa della nascita del disco, ha avuto modo di mettere la propria arte, senza vincoli e indicazioni precise. La particolarità di questo lavoro, difatti, è proprio la mancanza di un produttore artistico: ogni composizione è il frutto del lavoro in sequenza di una pluralità di teste, mani, stili e strumenti musicali. 

L’idea è molto buona e il risultato è interessante, anche se a tratti rischia di sembrare poco coeso e poco compatto. Si parla di un disco in cui elementi del cantautorato italiano più classico si incontrano con atmosfere blues, jazz o funk. A volte questi incontri sono riusciti e suonano naturali, altre volte, invece, sembrano un po’ forzati. 

L’album è uscito anche in versione inglese. Il titolo è diverso: Keys of mine. Ma il significato intrinseco è lo stesso, e lo lasciamo spiegare direttamente alle parole dell’artista: 

Keys of mine è un gioco de parole: i mie amici in inglese si dice “Friends of mine”, ma loro sono le chiavi di questo disco, dedicato a loro. Da qui il titolo. In italiano invece questo gioco di parole non era possibile, e il titolo sta semplicemente a indicare che “oltre le quinte” del teatro di tutti i giorni che mi vede attore e spettatore esiste tutto ciò che si può trovare ascoltando questo LP.

Insomma, gli intenti e gli obiettivi di questo disco sono nobili e palesi. Nello stile musicale e nei contenuti c’è un po’ di confusione. Quel che manca, forse, è un contesto forte che faccia da collante tra le canzoni. Ad ogni modo in Luca e nei suoi musicisti c’è moltissimo potenziale, che saremmo curiosi di sentire all’opera dal vivo, immaginando che anche nei concerti il punto di vista da cui tutto inizia sia la libertà.