Lolaplay “La città del niente”: Recensione

Equilibrio. Non per forza armonico. Se volessimo cavarcela alla svelta forse basterebbe questo per definire “La città del niente“, nuovo album del Lolaplay. Un quasi ossimoro però solo sufficiente a rendere l’idea di quello che è il secondo album di Paul, Alfie, Jean, Stefano e Alberto.

lolaplayLa Città del Niente” è anzitutto un disco di critica. Ce n’è per tutti. Dal mondo dei talent musicali – “Non comprate questo disco” – all’ambiante metropolitano – “Le Città del Niente” – i Lolaplay non risparmiano nemmeno la religione – “Il Paese dei Balocchi” – e il singolo individuo – “Fantasma“- pensate che ce n’è pure per le spose. Il tutto è sorretto da testi elaborati ma allo stesso tempo diretti, da un’impianto vocale forte, e da quel sound del quale dicevamo prima. Un equilibrio non per forza armonico, capace di riflettere il diverso back ground dei componenti del gruppo. Per questo è così difficile, forse riduttivo, catalogare questo disco. Probabilmente più pop che indie, ma che spesso si apre al rock e altrettante volte si lascia trascinare dal sintetizzatore. Nel complesso il risultato è molto interessante.

“La città del niente” è un disco da ascoltare. A cominciare dal primo singolo estratto Non comprate questo disco, dove a trascinare è la struttura dance, oltre che la condivisibile critica alle esagerazioni di un mercato discografico sempre in cerca di nuovi talenti pronti per venir dimenticati l’anno successivo. Il brano che dà il titolo al disco segue lo stesso filo conduttore. “La città del niente” canta della voracità di un ambiente che: “ti premia se non hai nulla da dare”. Dopo la metropoli tentacolare, è la volta dell’ignavo. In “Fantasma” il qualunquismo verrà punito: “L’errore è credere che essere un fantasma ti tenga al sicuro anche da te”.

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La parte centrale dell’album raccoglie tre ballads.”La Sposa” apre il trittico. Probabilmente uno dei migliori testi dell’intero disco: “tu ora ti sei scoperta tra sogni sterili che ti accompagnano impreparata al duello che perderai”, è una ballata a tinte noir: “L’ultimo bacio che ti soffocherà”. “Antidoto” è invece una rock-ballad classica: “Credimi sarò solo quello che non hai avuto mai”. Una canzone d’amore vera e propria fatta finita e pronta per le radio. Chiude il trio “Musa“, brano a sua volta costruito su strofe morbide pronte a esplodere nel rock del ritornello.

Completano l’album “Signorina Paranoia“, “Confessioni di un killer sentimentale” e “Talk show“, brano di chiusura del disco che fra un accenno alla sigla del Maurizio Costanzo Show e un ritmo quasi punk, offre l’ultima cartolina firmata Lolaplay sulla demagogia di questa società.