Lello Savonardo: Bit Generation – la recensione

12079511_1680651488815307_7746930451880581325_nBit Generation, album del sociologo-cantautore Lello Savonardo, racconta i mutamenti sociali, culturali e tecnologici della generazione dell’iper-connettività.

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Bit Generation è un progetto socio-culturale molto interessante: nasce dall’esperienza di un cantautore che è anche un sociologo, Lello Savonardo, il quale trasforma i suoi studi sulle nuove generazioni in un concept album che tramite suoni, parole, ritmi ed emozioni prova a raccontare l’universo giovanile.
Il tema centrale dei dodici brani che lo compongono è l’iper connettività: la generazione Always on (titolo del brano in collaborazione con il guru della comunicazione Derrick de Kerckhove) vive un dialogo incessante con il mondo. E’ complicato, dunque, filtrare la nostra essenza, nascosta tra l’incertezza, il tempo che si perde dietro ai falsi sentimenti e il costante bisogno di apparire.
Vivere nella contemporaneità è un po’ come essere un Equilibrista (titolo di una canzone con Edoardo Bennato), sospeso sul filo dell’esistenza, dove la vita è paragonata a un circo, perché è sempre sotto l’occhio di tutti e, vada come vada, the show must go on.
Insomma, forse quel che dobbiamo ricercare è il tempo e lo spazio per stare da soli con noi stessi, per navigare lontano dalla rete e per saper cogliere i messaggi nascosti tra le righe delle nostre emozioni.

A livello prettamente compositivo e melodico, Bit Generation è un disco molto variegato, forse troppo. E’ difficile, infatti, dargli un’identità musicale: è da qualche parte tra il beat tipico degli anni Settanta – quando esprimeva ribellione e ritmo – e il blues, passando per il pop, la dance e il folk. Insomma, l’ascolto è in perenne mutazione e, a tratti, è facile perdersi.
Forse era impossibile racchiudere la grande quantità di stimoli e contenuti del disco in un unico genere. Nonostante questa piccola crisi di identità compositiva, infatti, si può dire che Bit Generation è un album coerentemente confuso, poiché riflette totalmente – sia a livello quantitativo, sia qualitativo – la generazione di cui parla.