La Fonomeccanica: l’esordio – la recensione

La FonomeccanicaLa Fonomeccanica esordisce nel mondo della musica da disco con il suo “Che fine ha fatto la Fonomeccanica?”. Il progetto, iniziato  nel 2012 con un crowdfunding andato a buon fine, ha trovato la sua luce alla fine del 2013. Un disco artigianale e poetico che si rivela, senza dubbi, come una delle opere più interessanti pubblicate lo scorso anno, una sorpresa affascinante e intensa che innamora (e non poco) già dal primissimo ascolto. 

Un addio sentito al cantautorato più tradizionale. Uno schiaffo in faccia agli standard indie dove ormai assurge a obbligo morale l’inserimento nei testi delle parole: Battisti, vinile, Bukowskitasca e merda (oltre a una molto limitata voglia di sperimentare – in genere, l’inserimento di qualche settima sembra poter placare anche gli animi più amanti del rischio). Una pacca sulla spalla anche alla semplice e cara (ma noiosa, su) musica popolare, così energica eppure così piatta e ripetitiva. La Fonomeccanica confeziona, così, in undici tracce, un piccolo capolavoro. Un disco libero che respira e vive, toccando praticamente tutti i generi, mescolando sonorità ed emozioni, voci, urla, sogni e visioni, rifuggendo alla fine qualsiasi tipo di etichetta. 

A tessere questo intricato lavoro la batteria di Alessio Russo, il contrabbasso di Stefano Fascioli, il pianoforte e la fisarmonica di Giovanni Melucci, la mano del sapiente “giocattolaio” Francesco Arcuri e la voce di Orazio Attanasio. Quest’ultimo regala a “Che fine ha fatto la Fonomeccanica?” un’unicità splendida. Afono eppure sempre perfettamente intonato, Attanasio racconta quello che deve raccontare senza mai far perdere a questo viaggio epico nell’inferno fonomeccanico lo stampo onirico e trasognato di una tremenda allucinazione.

Insomma, alieni, pesci, dinosauri, amori sciancati, McDonald terrificanti, pezzi di film, indiani, pappagalli e mozzarelle, sempre cercando “qualcosa meglio di così”. “Che fine ha fatto la Fonomeccanica?” è un disco che si presta, senza forzature, a far gioire i gioiosi, a lenire la tristezza dei depressi, a far sorridere gli innamorati e a consolare gli abbandonati, e che non delude nemmeno al giro di boa: quel punto in cui nei dischi (verso la traccia 8) si mette quel pezzo cuscinetto, di solito non perfettamente riuscito. I fonomeccanici sfuggono anche a questa regola, costruendo un piccolo mondo parallelo, una stazione di arrivi e partenze dove sentirsi sempre adeguati con la propria diversità e la propria immaginazione.

Ad impreziosire le tracce, le voci delle coriste Annabella Di Pasquale, Marina Ladduca e Federica Fabiani e gli interventi di Massimiliano Loizzi, Lino Musella (bravissimo), Gnut e dei kebabbari sotto casa di Orazio, oltre al famosissimo Giancarlo dell’Arci Bellezza.

Cosa aggiungere? Ad un certo punto, nella bellissima “Muzzarell’e pellecchia”, dal caos salta fuori una domanda: “ma dov’è la nostra festa?”. Io direi che la festa è qua. Ed è una festa bellissima.

Mercoledì 26 Febbraio 2014 – ore 22:00

La Fonomeccanica sarà in (s)concerto all’Arci Ohibò di Via Benaco, 1 – Milano