King of The Opera: Driftwood – la recensione

KOTO-promo-2-Credits-Claudia-Cataldi-654x404.jpg_1379307876di Luca Dattisi

Driftwood è il nuovo lavoro dei King of The Opera.

Si tratta di un’unica composizione divisa in tre sezioni (Colours and Lights, I Remember Something e Counting Shadows) che racconta la deriva fisica e interiore di un uomo, sia con il testo sia con la parte strumentale; infatti la band descrive quest’opera come una sorta di musica a programma contemporanea, ovvero una “raffigurazione sonora” della vicenda. E’ la storia di un uomo che, perdendosi in mare su una piccola imbarcazione, impara ad accettare e ad arrendersi a questa sua condizione. Questa rassegnazione gli permette di salvarsi dopo una violenta tempesta, quando si lascia trasportare dalla corrente, che lo poserà su una spiaggia desolata. Il protagonista affronta anche una deriva interiore: la perdita della memoria che tenta ossessivamente di recuperare, cercando di ricordare il suo passato, le motivazioni e le ambizioni che lo hanno portato a spingersi fino a lì. Non ritroverà mai più quel suo vecchio mondo che il trauma ha definitivamente spazzato via, ma raggiungerà una consapevolezza interiore molto più solida e autentica.

Le tre sezioni non sono da considerare come tracce a sé stanti (tantomeno come canzoni), ma come movimenti di un flusso sonoro che costituisce un unico brano. L’incipit sospeso e sognante, con rumore di onde e voci lontane, precede la stasi e la quiete dell’inizio del viaggio che viene rappresentato in modo sostanziale con un arpeggio di chitarra, la voce in primo piano e accompagnamento di piano e percussioni. Con la fine della parte cantata la nostra mente è indotta a distrarsi e viaggiare insieme al protagonista, con un sottofondo di archi in lontananza e ancora onde; a questi si aggiungono progressivamente percussioni con ritmo incalzante, una chitarra elettrica che sembra imitare i versi dei gabbiani e un piano elettrico. Il piano scende per un attimo negli abissi del mare per risalire definitivamente in superficie e richiamare la nostra attenzione insieme al ritornello (“I remember something”) che dopo alcune ripetizioni sfocia in un giro strumentale psichedelico. Alla fine di questo movimento hanno luogo la tempesta e il definitivo naufragio, descritti da suoni elettronici e distorti. L’inizio del terzo movimento è caratterizzato da una quiete surreale. La solitudine di una spiaggia desolata è richiamata da un arpeggio di pianoforte, ma poco a poco la voce diventa più scura e distante; viene coperta dagli strumenti. Il piano diventa martellante, la velocità aumenta.

Il brano acquista un ritmo ossessivo fino ad implodere in una strana pacatezza “disturbata” da suoni sintetici. King of the Opera è un trio formato da Alberto Mariotti (prima Samuel Katarro), Wassilij Kropotkin (violino, chitarra elettrica, tastiere) e Simone Vassallo (batteria, percussioni).

Driftwood è la loro seconda pubblicazione ma è già evidente la loro eccellente capacità compositiva, sia per le forme/strutture dei brani sia per le sonorità; infatti è difficile associarli a un genere o ad un altro gruppo (se non per qualche suono a la Depeche Mode in I Remember Something), ma sono più conformi alla musica “colta” del secolo scorso.

Di seguito vi segnaliamo tutte le tappe del loro tour:

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