Jovanotti: la recensione del concerto di San Siro

Dalla nostra inviata Sara:

Istrionico. Brillante (letteralmente). Positivo. C’è da chiedersi come mai Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, abbia aspettato 25 anni per organizzare il suo primo tour negli stadi. L’estate 2013 si è rivelata quella fortunata: perché se c’è qualcosa che non si può rimproverare a Jova è di sapere intrattenere, animare, far emozionare il pubblico durante i suoi live. E in uno scenario da stadio il suo show non poteva che essere ancora più esplosivo.

Per la sua prima volta a Milano(San Siro), con doppia tappa il 19 e il 20 giugno, Jovanotti si è presentato addirittura più carico di quanto il pubblico poteva immaginarsi, nonostante qualche goccia di pioggia nella seconda serata. Tanto che la sensazione finale da post “Backup Tour 2013″ è quella di avere assistito ad almeno quattro concerti diversi: quello rap, quello elettro-dance, quello melodico e persino quello da sagra di paese. Due ore e mezza di spettacolo per un totale di cinque cambi d’abito e 32 brani, infilati uno dietro l’altro, in una specie di Megamix che ha riassunto 25 anni di carriera. Unica pecca, l’audio: nonostante il battibecco per i decibel concessi dal comune con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, la voce di Jovanotti è stata troppo spesso coperta dai bassi, garantendo la riuscita migliore soltanto alle canzoni meno ritmate e più melodiche.

Jovanotti palco grande saraLo show si è confermato comunque all’altezza delle aspettative: un viaggio attraverso diversi generi musicali, tensione evolutiva delle note che il cantautore ha sempre amato e ancora ama suonare.
C’è stato il rap di “Non m’annoio” e “Serenata Rap”; le intramontabili “GimmeFive”, “Ciao mamma”, “Piove”, “Questa è la mia casa” e “Ragazzo fortunato”.
E, ancora, non è mancata la melodia di “Le tasche piene di sassi” e “Gente della notte”, in apertura sulla scaletta di un medley detto appunto ‘della notte’ in omaggio a grandi cantanti italiani:La notte dei miracoli (Lucio Dalla) Certe notti (Ligabue) Una notte in Italia (Ivano Fossati) Notte prima degli esami (Antonello Venditti) L’uomo in frac (Domenico Modugno).

Se i concerti migliori sono quelli in cui l’emozione arriva quando meno te l’aspetti, anche in questo caso Jovanotti ha centrato l’obiettivo, cantando tutto di un fiato “Mi fido di te”. Complice l’inquadratura in primo piano sul colorato, psichedelico e futuristico megaschermo di 500 metri quadri ad altissima definizione, sono bastate poche parole per unire i puntini (come Jovanotti ama fare fin dai tempi dei giochini sulla Settimana Enigmistica rubata alla nonna, ha detto sul palco) raggiungendo ogni persona presente a San Siro.

‘Di stare collegato, di vivere d’un fiato, di stendermi sopra un burrone e di guardare giù. La vertigine non è, paura di cadere ma voglia di volare. Mi fido di te’: sulle ultime note del brano Lorenzo si è commosso, una smorfia quasi impercettibile appena prima di venire inghiottito dalle luci spente per l’ennesimo cambio d’abito (l’out-fit più memorabile resta: giacca e pantaloni paillettati d’oro, con tanto di stivali abbinati).

Cherubini non ha dimenticato neanche questa volta la moglie e la figlia, presenti al Meazza, cui ha dedicato “Un raggio di sole” e “A te”.

Tra un intramezzo parlato e l’altro, con salti, calci e scatti in velocità da una parte all’altra del palco, Jovanotti ha ricordato di essere sempre pronto al siparietto da palcoscenico, in particolare con il suo bassista Saturnino.

Qua e là sono spuntati gli storici ritmi da ballare: “E’ una tribù che balla” e, soprattutto, “L’ombelico del mondo”, introdotta dall’apparizione a sorpresa (accolta con un’ovazione del pubblico) dell’ex arbitro Pierluigi Collina sul mega-schermo, pronto a dare il fischio iniziale alla canzone.

Il filo continuo della serata è rimasto comunque il nuovo Jovanotti, quello della svolta elettronica e sicuramente più dance: da “Safari”, a “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”, fino a “Tensione Evolutiva”, “Tutto l’amore che ho” e alla grande hit dell’estate 2013, “Ti porto via con me”, già trasformatasi in canzone simbolo del “Backup tour 2013”.
‘In questa notte fantastica, che tutto sembra possibile, mentre nel cielo si arrampica, un desiderio invincibile che lascia una scia’: e il pubblico ha risposto, ballando e cantando a squarciagola, anche sul finale di concerto quando Jova e la band l’hanno riproposta in versione Karaoke.

Jovanotti milano grande

A sorpresa la canzone di chiusura è stata però una versione rimaneggiata e nettamente più dance di “Penso Positivo”, a confermare la passione di Jovanotti per il gioco con la sua materia prima, le note, e anche l’eterna contemporaneità dei suoi brani che fanno (bene) il loro lavoro anche 20 anni dopo e con le sonorità modificate.

Rimaneggiati, infine, persino i classici più romantici, suonati con tutta la band schierata in mezzo al palco: “Bella”, su un inedito e alquanto riuscito ritmo ska con tanto di tromba, e “Baciami Ancora”  in versione ‘vai col liscio’.

A fine concerto è chiaro che la morale di Jovanotti è sempre la stessa da 25 anni: pensare positivo, sapere che ‘ce la possiamo fare’ e poi amare, incondizionatamente, fino a stropicciarsi il cuore ma certi che ne è valsa la pena.

Che la parte difficile è sempre la stessa: più si diventa grandi, più è complicato riuscire a dire per davvero ‘mi fido di te’ mentre dentro ci tormenta la domanda ‘cosa sei disposto a perdere?’. La soluzione ancora una volta ce la canta lui: “conosco un modo per rimanere a galla, non abboccare a questa grande balla del tempo che ti fa cambiare che ti modella e più vai avanti più la vita è meno bella, sfuggi dal gruppo e pensa con la tua testa e stare insieme sarà sempre una festa”.

Il trucco è avere sempre voglia di ballare a proprio modo, anche sotto la pioggia. “Senti come viene giù”, ha cantato Lorenzo bagnato dalle nuvole, ma alla fine dello show l’ultimo a lasciare il palco è stato proprio lui, regalando al pubblico ancora qualche minuto di dinoccolati passi di danza a luci accese, con gli occhi chiusi e il sorriso beffardo di chi, alla festa di Milano, si è proprio divertito un mondo.