Jon Allen: Deep River – la recensione

jon allen Jon Allen è un cantautore inglese che si ispira al folk-rock degli anni ’60/’70. Dopo tre anni di attesa, il 7 Luglio è uscito il suo nuovo album, “Deep River” via Monologue Records ed anticipato dal singolo “Night And Day”

di Alex Fumagalli

Per chi conservasse  in un angolo del proprio cuore un autentico spirito romantico “Deep River” , nuovo ed emozionante album del sensibilissimo folksinger e trobadour made in England Jon Allen è prezioso cibo per l’anima. Nella Old Britannia dei fatidici seventies divisa fra psichedelia ,its only rock’n’roll but we like it e tremenda onda d’urto della punk invasion il folk era roba per carbonari ed inguaribili sognatori. Bisognava come sempre guardare oltreoceano ed abbeverarsi alla sempiterna fonte dei cantastorie americani. Fedele a quel piccolo grande mondo antico Jon Allen , cursus honorum di tutto rispetto dalle stimmate di allievo prediletto al Liverpool Insitute of permorfing arts del baronetto Mc Cartney al prestigioso gregariato a totem come Mark Knopfler ed Emmylou Davis , propone un’opera di delizioso e nostalgico gusto folk e country rock. Il fiume , secondo nobile tradizione stars and stripes dai bluesman del Mississipi , agli spirituals della Dixieland fino allo Springsteen rurale di “The River” è maestoso alter ego, ora fratello maggiore, ora padre e compagno di viaggio. Assieme a lui scorrono per dirla alla Sam Cooke i tempi che cambiano ed i guai oggi come allora. Ed ecco quindi sulle sponde di questo Deep River animarsi le storie di Allen : le romantiche contemplazioni di ” Coming from Reality” , l’amore disperato di “Wait it for Me” , l’ossesivo lamento country blues di “Fire in my Heart” , il soul di ” Falling Back” e la classicissima ballad di “Night & Day”. Nulla di nuovo sotto il cielo avranno da obiettare i detrattori , tutto già visto e sentito ( e decisamente meglio)  diranno gli scettici, il nostro Jon ha raggiunto la notorietà vendendo alla pubblicità la sua bella “Going Home” tuoneranno i puristi. Ma forse è meglio non ascoltarli , piuttosto facciamoci cullare da questo fiume profondo che ci abbraccia tra le sue “Loving Arms”.