JACK SAVORETTI: Written In Scars – la recensione

jack savorettiJACK SAVORETTI e il suo Written In Scars uscito lo scorso febbraio per la BMG

di Francesca Moli

Confesso di amare Jack Savoretti.
Mi sono innamorata di questo Londinese di origini genovesi, classe 1983, al primo ascolto.
Avevo già sentito parlare di lui e avevo ascoltato per caso qualche suo brano, come quelli inclusi nelle colonne sonore di Grey’s Anatomy, Sons of Anarchy o il duetto con l’attrice Sienna Miller.
Il mio vero “incontro” con lui, però, si è svolto in un inaspettatamente caldo pomeriggio di fine marzo, quando ho ascoltato il suo nuovo album.
“Written in Scars” è il numero 4 della sua carriera e il primo pubblicato per la BMG, il 24 febbraio ed è stato prodotto da Matt Benbrook (Faithless, Paolo Nutini e Jack Bugg) e Samuel Dixon (Sia e Adele).
Sono le 14:00, sono nervosa e ho talmente fame che mangerei un bue intero o, per per dirla alla vegetariana, tutte le verdure dell’orto di Giorgione, lasciandogli solo la cucina.
Insomma, come direbbero gli antichi Romani, “Cave Canem”.
Com’è mia consuetudine, mentre mi nutro, ascolto un po’ di musica, per rilassarmi, oltre che per isolarmi.
Quindi metto gli auricolari e premo il tasto play.
Tempo due canzoni, “Back To Me” e “Home”, il primo singolo, e vengo letteralmente rapita dalla voce ruvida e appassionata di Jack Savoretti.

Sono in un brodo di giuggiole e il cartello “Cave Canem” stampato sul mio volto, si è presto trasformato in “Accarezza la Pecorella”.
Il mio innato cinismo, però, mi avvisa che, in fondo, ho ascoltato solo 2 canzoni e che, prima di farmi prendere dall’entusiasmo, devo ascoltare tutto l’album. Obbedisco al mio inconscio e per i 38 minuti dell’intera durata del cd, non posso far altro che essere ammaliata e sedotta, oltre che dalla sua voce, che a tratti mi ricorda quella di Bryan Adams dei tempi d’oro, anche dalle sue melodie. Il filo conduttore di tutto il lavoro é il crescere, il diventare adulti, e le ferite che tutto questo può comportare. A volte si sa che la malinconia può prendere il sopravvento, soprattutto se si parla di sé e lo strumento principale é la chitarra acustica, ma Jack e la sua band, The Dirty Romantics, per ovviare a questo inconveniente, hanno costruito tutte le canzoni intorno alla base ritmica. Ne scaturisce un album forte e inteso, dalle melodie semplici e incisive, mai triste, dove l’alto livello qualitativo viene toccato spesso. Oltre alle prime due canzoni, già citate, anche “Tie Me Down”, canzone dagli echi vagamente country, che aveva dato il titolo all’ EP del 2014 (potete vedere il video qui in versione acustica)… 

… “The Other Side Of Love”

… o la bella cover di “Nobody ‘cept You”, brano poco conosciuto di Bob Dylan.
A chiudere ci pensa “Fight ‘till the end”, la fine ideale, la summa di tutto ciò che Jack ho voluto raccontarci con “Written In Scars”.

Una menzione particolare spetta al fatto che, in tutto l’album, sono visibili le influenze che alcuni mostri sacri della tradizione italiana, come Fabrizio De Andrè e Lucio Battisti, hanno avuto sulla formazione musicale di questo giovane artista. Ora sta a voi ascoltare “Written in Scars” e lasciare che Jack vi colpisca e si insinui dentro di voi tramite la sua voce. Nella versione italiana del cd,tra l’altro, troverete anche una piccola sorpresa: la bonus track “Fall”, incisa col cantautore ligure Zibba.
Per quel che mi riguarda, non vedo l’ora di ascoltare le sue melodie dal vivo, al Blue Note di Milano, il 22 aprile.

Jack Savoretti and The Dirty Romantics:
Pedro Vita Vieira De Souza (chitarra elettrica)
Jesper Lind Mortensen (batteria e percussioni)
Jean Berthon (basso elettrico)
Henry William Bower-Broadbent (tastiere)

Date live:
17 Aprile Treviso (New Age Club – Roncade)
18 Aprile Trieste (Teatro Miela)
21 Aprile Bologna (Locomotiv Club)
22 Aprile Milano (Blue Note)
23 Aprile Torino (Hiroshima Mon Amour)
24 Aprile Genova (Teatro della Tosse)
25 Aprile Salerno (Marte – Cava dei Tirreni)
28 Aprile Roma (Auditorium Parco della Musica)