Iron mais: The magnificent six – la recensione

Il country italiano ha un nuovo, magnifico, volto: quello dei brianzoli Iron mais. Abbiamo ascoltato il loro disco, The magnificent six, e ci siamo divertiti così tanto che vogliamo assolutamente raccontarvelo. 

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Gli Iron mais, per la sottoscritta, sono stati una rivelazione: sarà che provengo dalla loro stessa terra, sarà che subisco il fascino del cowboy, ma questi ragazzi, i “magnifici sei”, hanno avuto la capacità di trasformare un genere lontano dalla nostra epoca, a tratti obsoleto, in qualcosa che sa essere poetico e attuale. 

L’ironia fa da sottofondo sia ai contenuti, sia alle scie melodiche dei brani, in un incontro tra country, bluegrass, folk e western che funziona perfettamente non solo nei sei brani inediti, ma anche nelle cover. Perché dovete sapere che gli Iron Mais hanno scelto di inserire nel loro disco The magnificent six ben sette pezzi appartenenti a generi musicali totalmente differenti – dal rock all’heavy metal – e li hanno trasformati in esperimenti freschi e irriverenti. Vi basti una pietra miliare come Another brick in the wall dei Pink Floyd che diventa la colonna sonora perfetta per uno scontro alla Mezzogiorno di fuoco, o una Killing in the name (dei Rage against the machine) che tutt’un tratto suona come un canto popolare balcanico. 

Per quel che riguarda gli inediti, tutti vengono concepiti in un’atmosfera agreste, ma racchiudono molti temi necessari anche all’attualità. 
Cucù, ad esempio, prende in giro gli arrivisti e gli arrampicatori sociali che, come i cuculi, si appropriano dei nidi altrui senza fare fatica; Ahi, che dolor! invece, è una provocazione dei confronti della società, concentrata in due minuti molto intensi; ma anche Drink & Drive, dove si parla di abuso di alcool. 
Il pezzo più riuscito è senza ombra di dubbio Lambro river: una marcetta vagamente beatlesiana dove il Lambro diventa una sorta di Mississippi in cui però – date le pessime condizioni ambientali – si potrebbe pescare pesce con (almeno) tre occhi. 

Insomma, gli Iron Mais sono una band di cui non si può fare a meno. Da ora in poi, quando penserò alla musica che fa divertire ma che non è fine a se stessa, penserò a loro. 

 

TRACKLIST

  1. Cucù
  2. The Rhythm of the night (cover Corona)
  3. Ahi, che dolor!
  4. Grano duro
  5. Can I play with madness (cover Iron Maiden)
  6. Drink & Drive
  7. Friendshit
  8. Another brick in the wall (cover Pink Floyd)
  9. Nothing else matters (cover Metallica)
  10. Lambro River
  11. Fight for your right (cover Beastie Boys)
  12. Killing in the name (cover Rage against the machine)
  13. Blue monday (cover New Order)

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