IO?DRAMA: Non resta che perdersi – la recensione

Io?Drama_Non resta che perdersi“Non resta che perdersi” è il terzo disco del quartetto milanese io?drama. Dodici tracce che compongono una sorta di viaggio ad occhi bendati in mezzo ai molteplici significati del perdersi, tra disarmonie, pop e cinismo.

 

Recensione di Eleonora Montesanti

 

 Scegliere consapevolmente di perdersi, perché imboccare strade a caso può diventare il metodo perfetto per rivalorizzare il mondo e se stessi. Non è un percorso facile, anzi, come spiega la title track serve un vero e proprio talento, perché la casualità porta con sé inquietudine e insicurezza, ma è l’unico modo che ci resta per stravolgerci, per non essere più stanchi, per uscire dai meccanismi lobotomizzanti causati dal progresso, per riscoprire il piacere del contatto con la terra, o, più semplicemente, per continuare a vivere.

Gli io?drama non offrono risposte rassicuranti neanche questa volta. Già il lavoro precedente, Da consumarsi entro la fine, era dominato dal cinismo e da scenari molto spesso apocalittici. Anche a distanza di quattro anni, per lo meno dal punto di vista dei contenuti, Fabrizio Pollio mette in evidenza nei suoi testi una reazione individualista al nulla cosmico della contemporaneità. Individualismo, infatti, è una delle parole chiave che caratterizzano questo disco: in brani come il singolo Vergani Marelli 1, una canzone dalle sonorità orecchiabili e danzerecce, si cela un infelice microcosmo condominiale fatto di persone prese esclusivamente da loro stesse e dai loro problemi, che non si incrociano mai e che non si incuriosiscono a vicenda. Un altro esempio lampante è Il sasso e lo stivale, che, con il suo sapore aspro e cinico fin dalle prime note di violino e percussioni, la voce monocorde e le linee disarmoniche generali, ci pone di fronte alla nostra apatia, al nostro non indignarci più di nulla, al nostro abituarci al dolore degli altri.

L’altra parola chiave invece è rinascita. Babele, il pezzo con cui comincia Non resta che perdersi, è una filastrocca che racconta del crollo della torre omonima, il quale, però, se non ci si fa prendere dal panico è un evento totalmente positivo, poiché offre la possibilità di godere della terra che una volta spoglia diventa più bella. Le sonorità squisitamente pop di Risveglio (uno dei pochissimi episodi in cui regna una sorta di tranquillità), poi, ci invitano ad aprire gli occhi per un doloroso ma necessario faccia a faccia con la realtà, al fine di smettere di essere degli automi e trasformarci finalmente in noi stessi. L’originalissima Grooviera è un viaggio tra i pensieri di un neonato nei suoi primi istanti di vita e lascia addosso sensazioni di smarrimento, abbandono, gelo. Dal punto di vista melodico è un pezzo del tutto sperimentale e psichedelico, a tratti spiazzante poiché impasta registri differenti e contrastanti tra loro, come se tutti gli elementi compositivi fossero fuori controllo: dalla ricerca elettronica si passa all’angosciante voce cantilenata e apparentemente pacata di Pollio, che finisce con il mio gioco è l’universo. L’universo, appunto, che rinasce in Terra, brano successivo, due minuti puramente strumentali pregni di suggestioni planetarie e meno claustrofobiche. Il particolare (l’individualismo) che, scaraventato nel generale (il mondo), è costretto ad aprirsi e respirare.

A proposito del confronto con gli altri all’interno del disco ci sono un paio di episodi in cui l’amore spirituale e carnale (rispettivamente A piedi scalzi e Madreperla) si trasformano in un’alternativa concreta ad un mondo dominato dal progresso e sembrano suggerirci che esiste ancora un istinto erotico, intimo, primordiale, per trovare una serenità diversa ma comunque vibrante, calda e viva, vicina all’estasi.

Non resta che perdersi si chiude con Chiedilo alla cenere, il pezzo più completo e stratificato di tutto il disco, che comincia con un’orchestra di yatch amalgamata poi al violino contagioso e ai bassi prepotenti e dona alla canzone un’imponenza quasi biblica, vicina alla catastrofe. L’inquietudine dei fantasmi del passato, del presente e del futuro ne diventa la protagonista indiscussa e ci lascia col fiato sospeso.

In generale gli io?drama si riconfermano una band parecchio interessante, soprattutto per la grande credibilità con cui affrontano la dicotomia tra l’imponenza e la serietà dei contenuti alla leggerezza e purezza melodica, anche se in questo disco c’è una nuova componente sperimentale ed elettronica. Il baricentro che tiene tutto in equilibrio è sempre il violino superlativo di Vito Gatto, un vero e proprio segno distintivo che rende le sonorità della band milanese davvero uniche.

TRACKLIST

1)    Babele

2)    Vergani Marelli 1

3)    A piedi scalzi

4)    Non resta che perdersi

5)    Il sasso e lo stivale

6)    Grooviera

7)    Terra

8)    Uno alla volta

9)    Madreperla

10)Mi dimentico mi assolvo

11)Risveglio

12)Chiedilo alla cenere

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