Interstatic: Arise – la recensione

Interstatic cover ariseInterstatic, un trio infuocato in un ponte tra jazz-rock e blues. Arise è il loro ultimo album pubblicato su Rarenoise Record

di Kant93

Roy Powell all’organo Hammond, Yacob Young alla chitarra elettrica e Jarle Vespestad alla batteria: eccco a voi gli Interstatic. La band non è formata da uomini qualunque bensì da musicisti con curricula di alto calibro (si contano collaborazioni, ad esempio, con i Supersilent). Il trio decide di pubblicare il loro secondo album Arise, un calderone infuocato di Jazz Rock e Blues con molti riferimenti allo stile di Frank Zappa (una delle tracce dell’album è anche dedicata a lui). Arise si apre con Doozy Magwump Blues, un brano che riprende i classici temi blues con un sottofondo di tastiera di buon livello. Buono l’assolo di chitarra a metà brano. Caerbannog e Alpha Dog sono tracce abbastanza simili che si spostano più verso il caro Jazz-Rock che, come sappiamo, è un genere ricco di improvvisazioni, tempi di batteria ai limiti dell’assurdo e una grande dose di inventiva. Iwato è una traccia più sperimentale dove il trio si cimenta nell’esplorare anche atmosfere orientali. E’ un brano di livello molto più alto rispetto ai precedenti che, seppur mostrando delle buoni doti tecniche, non hanno proposto un’energia tale da essere considerati capolavori. Frank’ll Fix It è la traccia dedicata alla leggenda Frank Zappa, un musicista a 360 gradi capace di proporre uno stile eclettico e estroverso. La canzone riprende un po’ le sue strutture senza innovare. I brani successivi non ci mostrano nulla di nuovo. Young è davvero espressivo con la chitarra e riesce a donare buoni momenti in tutto l’album cambiando spesso il proprio stile. In the Beginning e Alexa ne sono l’esempio con la prima traccia molto straniante (in alcuni frangenti è forte l’impressione che si tratti di un pezzo Stoner Rock che ricade, addirittura, nel post-rock) e la seconda che, riprendendo elementi Jazz, mostra anche riff tipici di un contesto più tendente all’Hard Rock. Con Wonderfall (i cari Oasis, probabilmente, avranno notato la stranezza nel titolo) il terzetto ci propone una traccia gradevole in puro stile Jazz. Vespestad è davvero un buon batterista capace di muoversi facilmente nei vari cambi di tempo che hanno caratterizzato tutto Arise. Ottima anche la prova di Powell capace di essere semplice ma chiaro nell’esposizione. Il pezzo potrebbe essere considerato molto significativo poiché gli Interstatic riescono a riprodurre fedelmente le tipiche strutture che tanto abbiamo amato nella musica Jazz anni ’70. Il secondo album dei tre si conclude con la finale Doozy (reprise), una canzone molto particolare grazie all’inserimento di svariati effetti elettronici sotto un leggero palm-muting di chitarra. Sembra, veramente, di assistere a una trasmissione radio disturbata ed è reputabile come la canzone più sperimentale dell’intero album. La band ci propone, quindi, un prodotto di qualità che, seppur non mostrando elementi originali, riesce, senza infamia e senza lode, a divertire e a trasportare gli ascoltatori in diverse atmosfere di cui molte percepibili solo dal nostro subconscio. Se avete bisogno di ascoltare della buona musica gli Interstatic non sapranno certamente deludervi.

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