Indigo Mist: That The Days Go By And Never Come Again – la recensione

indigo mistIndigo Mist presentano That The Days Go By And Never Come Again uscito il 28 luglio via Rare Noise Records

di Kant 93

Cuong Vu, un trombettista che ha collaborato con David Bowie, Luke Berry e Ted Poor, con la collaborazione di Richard Karpen: questa è la scoppiettante formazione che promette scintille in un interessante cocktail di Jazz, Musica Elettronica e Musica Classica contemporanea.

Cuong Vu è un assoluto genio dal palmares smisurato: performance con David Bowie, Pat Metheny e altri, grande curriculum e tanta voglia di suonare. Ma ciò non basta! Al suo trio si unisce Karpen che gioca un ruolo fondamentale: egli è infatti un rinomato compositore di Washington impegnato nella ricerca elettroacustica. L’album in questione ha dell’assurdo: la nota fondamentale di questa suite in 10 stanze è l’interazione tra i musicisti e i programmi scritti da Karpen (“Patches”) che sono manipolati in tempo reale dagli studenti attraverso i nostri cari dispositivi di casa Apple e non solo: Ipad e Pc, infatti, sono viva parte di That The Days Go By And Never Come Again. Il risultato che ne esce è, sicuramente, qualcosa di molto variegato e particolare. L’Heure Bleu, il pezzo introduttivo,è una furiosa improvvisazione di batteria che lascia molto spazio all’immaginazione. La suite si snoda con l’omonima del gruppo Indigo Mist, un crogiuolo di suoni stranianti, terrificanti, scanditi da strane note di batteria, l’inquietudine fatta persona, un vero e proprio pezzo quasi Dark Ambient. A Flower is a Lovesome Thing ci dimostra tutta la follia degli artisti: un titolo così soave e tranquillo che nasconde una strana oscurità, i tempi dispari confusi, allucinogeni, decadenti ci trasportano nei più nascosti dei sensi confondendoci e straniandoci. Tutto ciò che osserviamo è quel fiore, l’unica cosa nitida del nostro cervello. Billy da sfoggio a una completa improvvisazione di piano mentre Duke si sposta su un contesto meno sperimentale e più attinente al classico Jazz con il sax di Cuong Vu. Non mancano, però, note stranianti, dissonanze che trasmettono la più completa alienazione dalla musica. In a Sentimental Mood, è un intermezzo molto riflessivo che fa da preambolo a Charles, la settima stanza della suite, che si presenta molto ragionata e soft ma, allo stesso tempo, inquieta e fuorviante. Con gli Indigo Mist stiamo assistendo all’eliminazione totale della concretezza musicale a favore della pura astrazione, del concetto che è insito nella musica stessa, dell’evocazione dei sentimenti umani che, molto spesso, sono incomprensibili. Tutte le tracks sono legate (essendo una Suite) e Lush Life continua sulla scia della precedente stanza. Svolte improvvise, cambi di tempo, momenti di agitazione formale: sono tutti gli ingredienti che compongono l’album. The Electric Mist è il puro caos musicale dove tutto è ormai alla mercé di se stessa: riferimenti elettronici, suoni casuali, rumori, tutto è funzionale all’evocazione di un’atmosfera completamente fuori di sé e alienata dal mondo. La foga e la tensione si calmano, stranamente, con la conclusiva Mood Indigo, l’ultima stanza della suite che conclude con struggenti note nostalgiche tutto ciò che abbiamo finora ascoltato. Il Cuong Vu Trio e Richard Karpen hanno composto un’opera di difficilissima comprensione che trascende dai più classici canoni musicali e che ci trasporta verso la nostra pura mente dove l’ordine, ormai, non è più presente. E’ un lavoro impegnato, studiato e ragionato nella sua caoticità che, seppur incomprensibile, cela al suo interno le più profonde motivazioni stilistiche e un’enorme sperimentazione.