Indianizer: Neon Hawaii – la recensione

indianizerL’album di debutto dei torinesi Indiniazer dal titolo Neon Hawaii pubblicato su Edison Box / Piccola bottega popolare

di Pietre H

Sulla buona strada. Questo lavoro degli Indianizer, che dopo due EP (Pandas/2013 e Jungle Beatnik/2014) vede la luce nel 2015 il full-length Neon Hawaii: un viaggio fisico e mentale che parte dall’Africa, fa scalo in Sud America e vorrebbe finire alle Hawaii, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. La strada è quella della neo-psichedelica, ma non solo. C’è dell’ottima dose di world-music, che infarcisce tutto il disco. Ci sono sonorità tropicali, partendo già dal titolo. Ci sono richiami della giungla, come  un richiamo alla vitalità e alla gioia. Il disco si gonfia e accumula elettricità vivia che si procede nell’ascolto in un cumulo ambient di riverberi e stratificazioni, troviamo anche momenti più rilassanti come in Aloha Hiku. I torinesi Indianizer in quest’album si interrogano, sperimentano, cercano un’identità. Non di certo un equilibrio statico.  Dinamismo e versatilità sono le parole chiavi di questo lavoro. Un lavoro dal respiro internazionale che riesce ad intrigare e a creare ottime aspettative per un futuro di consacrazione nel nuovo manifesto della psichedelica

Gli Indianizer sono: Riccardo Salvini (voce/chitarra,Foxhound), Gabriele Maggiorotto (batteria, Deian e Lorsoglabro), Matteo Givone (chitarra,Maniaxxx), Salvatore Marano (synth bass, Jumpin’ Quails).


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